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“I giochi Olimpici sono sempre stati un po’ gay”

Il video canadese per affrontare il tema sociale dei diritti umani, contro le discriminazioni di gay e lesbiche, alle Olimpiadi invernali di Sochi in Russia: “I giochi sono stati sempre un po’ gay”.

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Soli

Soli. In attesa di essere identificati, prima di essere espulsi (in foto, il documentario sulle espulsioni Volo Speciale)
 
 
Protesta al Cie, il Centro di identificazione di espulsione di Corso Brunelleschi a Torino. Cinque immigrati si sono arrampicati su uno dei tetti della struttura. «Siamo circondati da poliziotti ma noi non scendiamo», dice al telefono uno degli immigrati che minaccia  uno sciopero della fame a oltranza. E racconta: «Due di noi sono scesi dopo che la polizia aveva cominciato a lanciarci acqua con l’idrante». La situazione è concitata. Un altro immigrato prende in mano il cellulare: «Non possiamo vivere in queste condizioni senza sapere se e quando usciremo».
 
Aggiornamenti.
“Non ce le facevamo più. Siamo scesi”. Sono circa le 17 quando sento al telefono gli immigrati che per protestare si erano arrampicati sul tetto del Cie. “Eravamo stremati. Un pomeriggio, una notte e tutta una mattina senza cibo né acqua”. E sotto un sole cocente. Quello che questa mattina batteva su Torino. E così i cinque hanno deciso di scendere. Verso l’una e mezza, mi dicono. Ma sotto ad aspettarli, nella  così chimata “zona rossa” c’erano altri migranti. “Vogliono continuare per noi lo sciopero della fame”, mi dice stremato prima di riattaccare.  Riprovo a chiamare alle 18 ma niente. Il cellulare è spento. Alle 22, niente ancora. Il Cie torna a essere quello che è: un non luogo inaccessibile e oscuro. Le agenzie dicono che “la situazione al momento è tornata tranquilla.”. Ma pochi sanno cosa succede lì dentro. E soprattutto perché. @davide_lessi

 
 
 
 
 

#UniteForSyria

TAREK AMR
GLOBALVOICES»

Nel primo anniversario dell’inizio delle violenze che hanno accompagnato la rivoluzione in Siria, cominciata con il primo raduno di piazza il 15 marzo 2011, si sta rafforzando sempre di più la campagna a livello globale — che insieme alla gente comune vede schierati personaggi di primo piano, utenti Twitter di spicco, organizzazioni non-governative (come Cihrs e Fidh) — per chiedere ai leader mondiali di unirsi e porre fine a questo massacro.

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