Natale in India

Dopo quasi un mese a Pune sto iniziando a capire come funzionano le cose. A meno che io non sia in compagnia, mi è stato vivamente sconsigliato di fare lunghi giri per la città. “Non si addice ad una ragazza, soprattutto se occidentale”, dicono.

Vado tutti i giorni a fare un giro al college, saluto le segretarie, qualche alunna che incontro nel patio, prendo il caffè e mi diverto un sacco cercando di scherzare con quelli che potremmo chiamare… i bidelli?! Dico cerco perchè non sanno neanche una parola di inglese, ma mi sorridono e mi dicono delle cose, alla fine facciamo grandi risate perchè è abbastanza comico non capire neanche una parola della frase che dice l’altro. Più che semplici bidelli diciamo che sono dei tuttofare. Solo che non sono vestiti con quei noisi camici azzurri a cui siamo abituati. Le donne sono tutte in saree e ne sfoggiano uno diverso ogni giorno. Joti è la mia preferita, magra, sulla cinquantina e sempre in movimento. Fluttua con i suoi saree seguita dalla sua lunga treccia di capelli all’henné (qui si chiama henna) con un grande termos pieno di ciaai (tè, qui si beve con il latte e zenzero) che mi offre sempre. Sono tutti gentili e ricambiano i miei sorrisi. Vishal, quello che mi aspettava all’aeroporto con il cartello, è uno di loro, ma probabilmente ha un grado più alto, è il più sveglio diciamo, parla inglese e vuole sembrare occidentale con gli occhiali da sole e il suo smartphone sempre in mano.

Il giorno di Natale è coinciso con l’inizio del Cultural, la festa del college che ogni studentessa del bachelor aspetta tutto l’anno.

Hanno decorato ogni parte comune della scuola con un entusiasmo che non siamo abituati a vedere nelle università europee. Gli ho chiesto perchè di pomeriggio si fermavano all’università più del dovuto credendo che dovessero firmare una qualche presenza. Mi hanno detto: “Perchè ci piace stare qui”. Non poteva esserci risposta più candidamente sincera per farmi sentire cinica.

Qualche settimana fa due ragazze si sono avvicinate chiedendomi se volessi partecipare alla sfilata di moda del Cultural, ho detto sì. Il giorno dopo mi sono ritrovata a camminare sui tacchi a tempo di una canzone per l’audizione. Ero la prima, perchè l’unica puntuale. Con mia grande sopresa hanno detto che ero molto brava e che avrei aperto il fashion show da sola invece che in coppia come le altre ragazze. Il mio vestito? Un saree. Ottimo! Per la prima volta in vita mia avrei aperto una sfilata di moda, camminando su una passerella, arrotolata in un saree di fronte a più di seicento persone. Dopo varie giornate di prova è finalmente arrivato il grande giorno, per una combinazione di eventi ho indossato il beneamato saree con fiori dorati su fondo crema neanche un’ora prima di salire sul palco. Sayukta si è presa cura di me, presentandosi nella mia stanza con tutto l’occorrente. Mi ha stretto per bene la parkar, una sottogonna, sotto l’ombelico ed ha iniziato a combinare insieme una ventina di braccialetti tradizionali dorati o rossi da infilare nel braccio destro. Con amarezza ho constatato che quella pila di braccialetti alta una spanna non si infilava nella mia mano, probabilmente le mie mani sono più grandi della media indiana. Sayukta mi ha detto che i gioielli sono essenziali e che voleva a tutti i costi che fossi perfetta, mi pregato di provare con il sapone e dopo qualche minuto avevo una marea di bellissimi braccialetti al polso e una mano mezza scorticata. Ormai ero in pista, non potevo non ballare!

Sayukta ha iniziato l’operazione di avvolgimento. Arrotolati stretti nella seta del saree le gambe sembrano essere legate, si ha la netta sensazione di non poter correre con tutte quelle pieghe addosso bloccate da spille e ficcate nel parkar che ha il ruolo fondamentale di sostenere tutta la baracca. Trucco, dove non potevano mancare dei brillantini, collana tradizionale e mega orecchini con prolunga di perline nei capelli e, tocco finale, il magico bindi in mezzo alle sopracciglia. E siamo al pallino numero due. Ero pronta.

In realtà il saree ha una tecnica molto resistente, tempo di trottare fino al college e mi ero ambientata arrotolata in quella seta spessa e, data la fretta, un po’ calda. Quando faccio quella stessa strada in ‘vestiti occidentali’ la gente del quartiere mi guarda con velato sospetto. Oggi vestita a puntino mi sorridevano tutti con ammirazione, delle donne mi hanno addirittura fermata per farmi i complimenti. Forse la situazione delle indiane è come i saree, guardate dal lontano occidente sembrano costrette nelle loro pelli di donna, ma solo indossando queste bellissime sete alla loro maniera si capisce come muoversi dentro, non è detto che sia così male.

Non c’era tempo di fare le prove generali sul palco con la musica, così invece di agitarmi ho pensato di lasciarmi andare in questo flusso, come quando seduta in un autorikshaw – i pazzi taxi a tre ruote indiani – mi trovo in contromano tra due auto e.. chiudo gli occhi. Non riesco ancora a capire come, ma alla fine funziona. Forse è per merito di tutti i mantra, i canti e le preghiere che vengono sussurrati su questa terra ogni giorno.

Penso di non aver mai ricevuto tanti complimenti come questa sera, semplicemente incrociando gli sguardi di persone che non conoscevo mi beccavo sorrisi e complimenti.

Una bianca, alta e con gli occhi azzurri è sempre bellissima, al punto che tutte le amiche della mia amica mi hanno rapita per farsi una foto con me una per una. Anche il preside di facoltà ne ha voluta una di noi due in mezzo al palco. Dopo la mia passeggiata sulla passerella ho guardato i vestiti della sfilata che era in realtà una competizione tra le “stiliste”, queste future architette hanno ideato dei gandosi costumi con vari temi, da alcuni edifici famosi, a miti indiani e favole come Alice nel Paese delle Meraviglie. A premiazione dei vestiti più belli conclusa il dj chiamato per l’occasione ha alzato il volume, le sedie del pubblico sono state accatastate e le ragazze mi hanno trascinato a ballare. Nella vita delle indiane della mia generazione oriente e occidente si fondono sempre, come tutte le ragazze del college iniziano una frase in inglese e la terminano in marathi, poi magari dicono qualcosa in hindi, così è stata la musica. Parte il boato con l’inizio di una canzone americana commerciale che viene poi mixata con una hindi in boolywood style di cui tutti sanno il balletto. Un paese così grande con questo mare di giovani perfettamente a loro agio in entrambe le culture è una forza. Mi hanno sistemato la parte libera del saree che pendeva dalla spalla sinistra e mi sono fatta coinvolgere nelle danze. Ad un certo punto, guardando tutte le persone intorno a me, mi sono resa conto di essere l’unica vestita in modo tradizionale, le ragazze avevano tutte dei vestitini da sera e io, unica occidentale, provavo a ballare un mix di canzoni che trovava il suo perchè da qualche parte tra USA e Mumbai arrotolata in un saree.

Aurora Destro

(photo India, Pune, © Aurora Destro)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...