Il massacro al Cairo

La polizia è intervenuta all’alba del 14 agosto al Cairo per sgomberare i sostenitori dell’ex presidente Mohamed Morsi. I gruppi di protesta erano accampati di fronte alla moschea di Rabaa al Adawiya e a piazza Nahda. Ci sono oltre duecento morti.

L’Egitto è sull’orlo della guerra civile, ci sono stati almeno 278 morti e duemila feriti in tutto il paese secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dal ministero della Salute, 43 le vittime tra le forze dell’ordine. I cecchini sparavano sulla folla dai tetti degli edifici che circondano le due principali tendopoli create dai manifestanti. I bulldozer e i blindati, avevano circondato gli accampamenti e hanno proceduto con lo sgombero.

“Il bilancio dei morti degli scontri tra esercito e sostenitori del presidente deposto Mohammed Morsi continua a salire, il governo ad interim ha dichiarato lo stato d’emergenza per un mese”, riporta Tmnews. Intanto il vicepresidente egiziano e premio Nobel per la Pace, Mohammed ElBaradei, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico dopo l’intervento delle forze dell’ordine egiziane. Al Cairo e in undici provincie del Paese, é stato imposto il coprifuoco: “fino a nuovo ordine”.

Il presidente Mohamed Morsi, dei Fratelli Musulmani, è stato deposto il 3 luglio da un colpo di stato dell’esercito.

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