Gli sms della corruzione al premier Mariano Rajoy

Più di quattrocentomila euro in contanti e ventimila euro in vestiti e cravatte. Lo scandalo per corruzione all’interno del Partito popolare spagnolo travolge anche il premier Mariano Rajoy.  Degli sms confermerebbero che era a conoscenza della contabilità dei fondi neri del partito.

Lo scandalo per corruzione

Si apre un nuovo e decisivo capitolo nello scandalo relativo ai fondi neri del Partito popolare, attuale maggioranza del governo spagnolo. Il 15 luglio l’ex tesoriere Luis Bárcenas, arrestato per corruzione e evasione fiscale, ha confermato per la prima volta davanti al giudice dell’Audiencia Nacional Pablo Ruiz, l’esistenza di finanziamenti illegali all’interno del partito, dissimulati per mezzo di una contabilità parallela. Si tratta di cifre a sei zeri quelle che l’ex tesoriere avrebbe pagato al presidente del governo di centrodestra, Mariano Rajoy e alla segretaria generale del Partito popolare spagnolo, María Dolores de Cospedal, negli ultimi due decenni. L’attuale premier avrebbe ricevuto 373.940,81 euro in contanti tra il 1997 e il 2010 senza contare i 20mila euro in vestiti e cravatte. Altre buste, consegnate da parte dell’ex tesoriere tra il 2009 e il 2010, contenevano in tutto altri 45mila euro. Da dove arrivavano questi fondi? I giudici accusano l’ex tesoriere Luis Bárcenas di aver gestito un conto segreto in Svizzera, per ricevere i finanziamenti in nero per il partito popolare. Su quel conto, sostengono i giudici, tra il 1990 e il 2009, importanti industriali spagnoli versavano dei finanziamenti in cambio della promessa di appalti pubblici. I soldi venivano girati poi in contanti ai vertici del Partito popolare.

La cassa B

Luis Bárcenas, detenuto dal giugno scorso, ha deciso di parlare e collaborare con la giustizia. In un interrogatorio durato cinque ore, non ha solo confermato la quantità di soldi consegnati agli esponenti del partito popolare ma anche il funzionamento della fantomatica “contabilità B” in Svizzera, di cui Rajoy e la Cospedal sarebbero stati a conoscenza. La presunta cassa B del partito popolare – secondo la ricostruzione – fu ideata all’inizio degli anni novanta per raccogliere i finanziamenti versati da parte di grandi imprese in cambio di appalti pubblici. L’ammontare della cassa, era destinato al pagamento in contanti all’interno del partito, a giornalisti, cattedratici e alle tasse relative alle imprese fantasma collegate. L’esistenza di una presunta contabilità B, è stata rivelata per la prima volta nel gennaio di quest’anno dal quotidiano El País, con la pubblicazione degli appunti segreti di Luis Bárcenas, che descrivevano dettagliatamente cifre e nomi relativi ai fondi neri. L’esistenza degli appunti, in passato, era sempre stata smentita da tutti i protagonisti di questa intricata trama. Anche se non risultasse del tutto credibile, Bárcenas, con le sue dichiarazioni ha dato svolta alle indagini nel complesso scandalo per corruzione.

Gli sms di Rajoy

L’interrogatorio avveniva proprio nella stessa settimana in cui il quotidiano conservatore El mundo ha pubblicato una fitta corrispondenza di sms tra l’ex tesoriere Bárcenas e Rajoy, cominciata nel maggio 2011, che dimostrerebbero che l’attuale primo ministro spagnolo era a conoscenza dei finanziamenti illeciti nel partito e all’epoca ricopriva anche un incarico nel precedente governo di Josè Maria Aznar.
Il presidente Mariano Rajoy, dopo le rivelazioni, ha dichiarato di “non avere nessuna intenzione di dimettersi e di voler arrivare fino alla fine della sua legislatura, non cedendo a nessun ricatto”. Non sono solo le proteste di piazza e i partiti di opposizione, il Partito socialista e la coalizione Sinitra Unita, a chiedere le dimissioni immediate del primo ministro e le elezioni anticipate. C’é anche il vice presidente del parlamento Europeo Alejo Vidal-Quadras, dello stesso Partito popolare spagnolo, che ora chiede a gran voce un cambio della leaderdship nel suo partito.

Uno scandalo per corruzione, che travolge i vertici dell’attuale partito di governo, di fronte a una disoccupazione drammatica nel paese e di una recessione che non accenna a placarsi in Spagna.

Monica Pelliccia

(In foto una protesta per chiedere le dimissioni del premier spagnolo, il 16 luglio. Twitter / @gsemprunmdg)

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