Il golpe in Egitto

I militari hanno deposto il presidente Mohamed Morsi il 3 luglio, in quello che é stato definito un “golpe democratico” perché accolto da una grande parte degli egiziani.

Le bandiere egiziane sventolano sugli elicotteri dell’esercito in volo sopra il Cairo, il 5 luglio. 

Il golpe in Egitto

In Egitto dal 30 giugno, a un anno dalle elezioni democratiche, milioni di persone erano scese in piazza nelle diverse città, per chiedere delle votazioni anticipate e le dimissioni del governo dei Fratelli Musulmani. Altrimenti, la manifestazione sarebbe stata soltanto l’inizio di una seconda rivoluzione, prometteva il movimento di protesta dei “Tamarod”, i ribelli. E così é stato, dopo quattro giorni di rivolte, con un colpo di stato militare.

Il presidente Mohamed Morsi é stato deposto dopo la scadenza dell’ultimatum di 48 ore delle forze armate, che alle 18.30 del 3 luglio hanno iniziato a marciare verso il palazzo presidenziale e a presidiare, i sostenitori di Morsi. L’annuncio della della destituzione, dato in tv dal capo delle forze armate e ministro della difesa Al Sisi, è stato accolto da festeggiamenti da parte di migliaia di manifestanti riuniti in piazza Tharir al Cairo e nelle altre città dell’Egitto.

L’esercito egiziano ha sospeso la costituzione e nominato un governo ad interim. Mohamed Morsi é  stato arrestato “per motivi cautelari”, riportano le agenzie di stampa egiziane ed è stato trasferito la mattina del 4 luglio al ministero della difesa.

“Questa è la storia di una somma di errori e del colpo di stato militare che alla fine li ha puniti, un colpo di stato che i paladini della democrazia non possono applaudire. Al governo dopo le prime elezioni libere della storia dell’Egitto, i Fratelli musulmani non hanno compreso la fragilità del loro potere, e questo è stato il loro primo errore”. Il commento di Bernard Guetta, su Internazionale.

A due anni e mezzo dalla rivoluzione del 25 gennaio del 2011, che portò alla caduta del dittatore Hosni Mubarack, l’Egitto conta un secondo colpo di stato e ritorna sotto il controllo delle forze armate. La costituzione egiziana che era stata completata dopo le elezioni democratiche del 30 giugno di un anno fa, é temporaneamente sospesa.

Comanda di nuovo l’esercito. Come nel regime di transizione che era seguito alla Primavera egiziana.

5 luglio

Il rischio di una guerra civile
Il 5 luglio Adli Mansour ha sciolto la camera alta e ha sostituito il capo dei servizi segreti, con il generale Mohammed Al Tahami.
I sostenitori dei Fratelli musulmani sono scesi in piazza al Cairo e in altre città per manifestare contro la deposizione del presidente Mohamed Morsi e la sospensione della costituzione, da parte delle forze armate. Molti dei sostenitori del presidente destituito si sono radunati davanti al palazzo della Guardia Nazionale, dove secondo alcune fonti sarebbe recluso Mohamed Morsi. Almeno tre persone sono morte negli scontri.

L’Egitto é in balia di due scenari, spiega Mohamed ElBaradei, leader dell’opposizione egiziana. ”Il rischio di una guerra civile”, da una parte, e ”l’adozione di provvedimenti extra-costituzionali” necessari ”a mantenere il paese unito” dall’altra. L’intervento militare in corso, afferma ElBaradei, ”é un richiamo dell’esercito” in questo senso, ”niente di misterioso”, riporta l’agenzia Asca.

4 luglio

Il giorno dopo il Golpe
L’esercito ha annunciato un governo ad interim guidato dal presidente della corte suprema Adli Mansour, la costituzione è stata sospesa. L’ex presidente Mohamed Morsi e i leader dei Fratelli musulmani, sono stati arrestati.

I sostenitori dei Fratelli Musulmani, che avevano vinto le elezioni democratiche, si sono radunati davanti alle principali sedi del partito, armati di scudi, caschi e mazze per respingere un eventuale attacco dell’esercito.

3 luglio

I militari al potere
I fuochi d’artificio sopra piazza Tharir al Cairo, il 3 luglio, durante i festeggiamenti per la destituzione del presidente Mohamed Morsi. L’annuncio della della destituzione, dato in tv dal capo delle forze armate e ministro della difesa Al Sisi, è stato accolto da festeggiamenti da parte di migliaia di manifestanti nelle città dell’Egitto.

Colpo di stato

In Egitto é in corso un colpo di stato militare, riporta la Reuters. Alle 16.30 del 3 luglio, è scaduto l’ultimatum dell’esercito al presidente egiziano Mohamed Morsi. L’AFP scrive di un divieto di lasciare il paese per Morsi e per i vertici del partito dei Fratelli musulmani.

La diretta video della Reuters.

2 luglio

Il no di Morsi
La presidenza egiziana ha respinto oggi l’ultimatum dell’esercito, che concedeva 48 ore al capo dello Stato Mohamed Morsi per soddisfare “le richieste del popolo”. Mohamed Morsi ha detto che “l’Egitto non permetterà assolutamente alcun ritorno al passato, qualunque siano le circostanze”. Morsi si è detto garante della “riconciliazione nazionale” e della “pace sociale”, riporta TMNews.

1 luglio

L’ultimatum dell’esercito

L’esercito egiziano ha minacciato di intervenire se entro le prossime quarantott’ore se il governo non ascolterà la richieste dei manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Mohamed Morsi. Lo ha annunciato, con un comunicato letto in tv, il generale Abdel Fattah al Sisi. Dopo le proteste di piazza domenica, il 1 luglio cinque ministri del governo Morsi si sono dimessi.

Disobbedienza civile 

Continuano le proteste nelle piazze delle città. Nella notte é stata assaltata dai manifestanti la sede centrale del partito dei Fratelli Musulmani al Cairo, ci sono stati almeno 8 morti e decine di feriti negli scontri seguiti all’incursione, lo hanno riferito fonti mediche egiziane. L’attacco a colpi di molotov, é poi ripreso anche in mattinata.

In due giorni di manifestazioni, secondo i dati diffusi dal ministero della sanità egiziano, ci sono stati 16 morti e 700 feriti.

30 giugno

In milioni in piazza

Milioni di egiziani sono scesi in piazza nelle città in Egitto per chiedere elezioni anticipate e le dimissioni del presidente Mohamed Morsi, del partito dei fratelli musulmani al governo. Il movimento d’opposizione Tamarod (i ribelli), ha organizzato una raccolta firme e ha chiesto al capo dello stato di dimettersi entro il 2 luglio, minacciando una campagna di disobbedienza civile.

(foto Twitter)

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