Fotografare le Belle Arti

Cinquantaquattro stampe fotografiche originali raccontano le arti italiane dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento alla mostra Fotografare le Belle Arti, presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma, fino al 28 giugno 2013.

“Fotografare le Belle Arti”. Dall’unità d’Italia agli anni Trenta, la storia e la cronaca del patrimonio culturale italiano.

Il percorso espositivo all’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione contiene schede, cataloghi e appunti manoscritti, che evidenziano il lavoro di archiviazione e conservazione di immagini avviato dalla Direzione generale delle antichità e belle arti, l’organismo che presso il Ministero della Pubblica Istruzione si è occupato della protezione del patrimonio culturale fino al 1975, anno dell’istituzione del Ministero per i beni culturali. La mostra é allestita all’interno del Museo dell’Istituto, un laboratorio aperto dedicato alla fotografia, recentemente ristrutturato e che fa parte del progetto di catalogazione e archiviazione, che sta investendo in questi mesi il Fondo del ministero della pubblica istruzione.

In mostra stampe fotografiche originali che raccontano le Arti: il trasporto a cavalli di un gruppo marmoreo del Canova, Ercole e Lica. L’architettura della Porta della Carta di Palazzo Ducale a Venezia. I tre ordini del Colosseo sovrastati dall’attico.

Le stampe ci restituiscono la storia dei beni culturali italiani e le complesse vicende della loro tutela, così come alcuni aneddoti curiosi: nella prima sala troviamo due ritratti dello storico dell’arte Corrado Ricci mentre si gode lo spettacolo della Gioconda agli Uffizi, nel 1913.
Il quadro era stato rubato due anni prima da un ex impiegato italiano del Louvre, Vincenzo Peruggia, che voleva restituire, a suo giusto parere, l’opera all’Italia. Le ricerche si erano protratte per lungo tempo e solo grazie ad un antiquario fiorentino contattato ingenuamente dallo stesso ladro si chiuse il caso. La Francia permise così all’Italia di esporre per qualche tempo la tela, prima di farla rientrare al Louvre. Più avanti una lunga stampa di 264×628 cm in gelatina di bromuro d’argento mostra l’imponenza del trasporto di un gruppo marmoreo del Canova, Ercole e Lica, rinchiuso in una gabbia di legno e trainato da uno spettacolare tiro di cavalli. Al recto si legge il nome di Filippo Reale, fotografo, e il nome dell’azienda di trasposti incaricata, Cav. Vincenzo Taburet/Roma, mentre al verso l’iscrizione manoscritta indica i 13 cent da pagare alla pubblicazione della stampa per una testata di cronaca.

Segue la coppia di stampe in albumina che mostra il cortile del castello dei Pio, a Carpi, nel 1875 e l’anno successivo, dopo un notevole intervento di restauro, così come curioso è lo scorcio di vita di Alleghe, in provincia di Belluno, tra bambini con gerle traboccanti e una donna genuflessa davanti un ex voto. Non mancano casi che testimoniano le difficoltà incontrate nel fotografare affreschi siti in luoghi stretti e bui, come il montaggio delle cinque stampe di un autore non identificato e difficili da far combaciare, che mostrano la Crocefissione di Lippo Fiorentino nella Cappella di Firenze. Mentre Enrico Bambocci, nel 1880, sottolinea a penna di aver eseguito lo scatto della basilica di S.Nicola, a Bari, senza luce e di poterne fare stampe di tripla grandezza. Lungo il percorso espositivo si alternano foto scattate da studi professionali e dagli uffici ministeriali che, con rigore, hanno registrato opere d’arte, architetture, monumenti archeologici, artigianato artistico, paesaggi e momenti particolari della loro vita, in occasione di restauri, di ritrovamento, di trasporto e ricollocazione, di allestimento. Le fotografie, organizzate per temi, presentano spesso in calce appunti relativi all’uso editoriale delle stesse, i costi delle stampe e anche i timbri degli studi fotografici.

In chiusura, una collezione di antiche macchine fotografiche portatili e da studio storiche che meritano da sole un giro all’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione.

Elisa Calore

(In foto, Padiglione costruito in occasione della venuta dei sovrani di Germania in Sicilia, 1896-1908, citrato, 170×262 cm,  Wilhelm von Gloeden)

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