I giorni dell’arcobaleno

Cosa può fare una campagna pubblicitaria contro il potere di una dittatura? All’inizio, tutti pensavano: niente. Di questo racconta il film No, I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larraìn, sul referendum del 1988 che aprì la strada verso la democrazia nel Cile di Augusto Pinochet.

No. I giorni dell’arcobaleno
Di Pablo Larraín. Con Gabriel García Bernal. Stati Uniti/Francia/Cile 2012, 118’

Il film conclude la trilogia del regista, con Tony Manero e Post mortem, sulla dittatura in Cile, iniziata nel 1973 con il golpe militare che ha fatto cadere il governo socialista di Salvador Allende.

La storia è quella del protagonista Rene Savvedra (Gael García Bernal), un giovane pubblicitario sostenitore della strategia emozionale, diffusasi negli anni ottanta, che per vendere un prodotto cerca di imporre uno stato d’animo. A lui si rivolgono per una consulenza i membri dei partiti dell’opposizione per la campagna del referendum per il “No” a Pinochet e Saavedra stravolge tutta la loro impostazione, per coinvolgere il grande pubblico di indecisi: i giovani, interessati più che altro alle novità dagli Usa e alcuni dei più anziani, che terrorizzati dal ritorno all’instabilità politica, accettavano di vivere sotto un regime militare. Per affrontare la paura instillata dalla propaganda di Pinochet, il rifiuto di un passato di dittatura e violenza verrà dall’apertura a un futuro di allegria e felicità. “Tutti vogliono essere felici” dice Savvedra nel film.

Nel 1988 sotto le pressioni internazionali, in particolare degli Stati Uniti d’America e del vicino presidente Ronald Regan, il dittatore Augusto Pinochet accettò di indire un referendum popolare. Secondo le previsioni della destra al potere, doveva trattarsi di una formalità. Il “Si” avrebbe vinto senza problemi e prolungato di altri otto anni il governo del generale. Anche gli stessi militanti di sinistra erano convinti che tutto si sarebbe tradotto in un’arma a doppio taglio e che sarebbe stata usata dal dittatore a suo favore. Per pubblicizzare la campagna in televisione il regime concesse 15 minuti al giorno alla coalizione del “No”, in tarda fascia serale. Agli organizzatori, come prevedevano loro stessi, non fu risparmiato di affrontare realtà più dure della pietra.

Per dirigere la pubblicità del referendum per il “No” è stato chiamato “Rene Savvedra, un figlio del sistema neoliberale che Pinochet ha imposto a questo paese – spiega il regista Pablo Larraìn -. Per questo motivo è interessante, perché con gli stessi strumenti ideologici messi in atto dalla dittatura, Savvedra ha il compito di sconfiggere Pinochet. Riesce a farlo con l’invenzione di una campagna pubblicitaria che in superficie sembra solo parte di una strategia di comunicazione, ma in realtà nasconde il futuro di un paese”.

Il 5 ottobre 1988 le urne fecero vincere i “No” e aprirono la strada alle prime elezioni democratiche in Cile.

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