Diciassette giorni sotto le macerie

Si trovava incastrata tra una trave e un pilastro e l’hanno sentita piangere. Il video dell’Associated Press mostra il momento in cui Rashma, questo il nome diffuso dai media del Bangladesh, è stata estratta ancora in vita dalle macerie del palazzo crollato a Dhaka. Era intrappolata da diciassette giorni.

Gli operai hanno sentito una voce mentre manovravano le ruspe e chiamato le squadre di soccorso, che sono riuscite a salvare la donna. I vigili del fuoco hanno riferito che sarebbe riuscita a sopravvivere grazie all’acqua e alle razioni di cibo che erano state introdotte tra i detriti nei primi giorni della tragedia, quando erano state estratte vive centinaia di persone. Intanto si aggrava ancora il bilancio delle vittime, secondo le autorità i morti sono 1.038.

Il palazzo di otto piani, il Rana Plaza, era crollato il 24 aprile nel distretto industriale di Savar, che si trova a venti chilometri dalla capitale Dhaka. La struttura ospitava in quel momento quasi tremila persone, molte delle quali erano al lavoro all’interno delle cinque fabbriche tessili che producevano abiti anche per i grandi marchi occidentali.  La paga dei lavoratori, era di 38 euro al mese. Tra le multinazionali che avevano degli ordini in lavorazione nell’edificio crollato, ci sarebbero l’irlandese Primark e l’azienda spagnola Mango. Anche l’italiana Benetton, lo ha ammesso lo stesso amministratore delegato dell’azienda, Biagio Chiarolanza, in un’intervista all’Huffington Post.

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