Un anno di Macao

Un anno fa il collettivo del lavoratori dell’arte occupava la torre Galfa a Milano e nasceva il centro culturale Macao. Il 5 maggio sono tornati in piazza, per celebrare l’anniversario, occupando l’ex cinema comunale Manzoni che diventerà un supermercato. 

I giovani del collettivo scandendo i versi di Ei fu siccome immobile, della celebre poesia di Alessandro Manzoni dedicata a Napoleone e intitolata al “5 maggio”, sono entrati negli spazi del cinema ormai inutilizzato da tempo. L’edificio era stato chiuso nel 2006 e da allora era rimasto vuoto, prima di essere venduto. “Festeggiamo con una nuova azione per sensibilizzare la città all’utilizzo del patrimonio culturale pubblico”, ha spiegato Emanuele, uno dei rappresentanti del collettivo.

Il testo di Macao per l’anniversario:

Teatro Smeraldo, Teatro Derby, Teatro Ciak, Cinema Maestoso, Cinema Splendor, Teatro Lirico. Sono solo alcuni degli spazi per l’arte e per la cultura chiusi a Milano negli ultimi anni. Insieme a quelle saracinesche si sono spenti sogni, immagini, pensieri, simboli, oltre che contratti, posti di lavoro, flussi di reddito. Milano commemora la morte dei suoi artisti, ma abbandona i luoghi dove questi e molti altri sono cresciuti, trovandovi il tessuto di simboli, relazioni e idee attraverso il quale formarsi.

Nel giugno 2006, anche il Cinema Manzoni, in pieno centro, termina la sua attività. Il Cinema e le aree adiacenti vengono acquistate nel 2007 dalla multinazionale Prelios (di proprietà di Pirelli & C. Real Estate), con un vincolo per la destinazione d’uso della hall e del cinema a fini culturali. Attraverso un ricorso alla Presidenza della Repubblica, la Sovrintendenza dei Beni Culturali è costretta ad annullare il vincolo, lasciando la possibilità a Prelios di configurare il progetto per la ricapitalizzazione dello spazio. Queste le motivazioni addotte dagli avvocati di Prelios, per sostenere la posizione della compagnia: “… l’imposizione della destinazione culturale ad una sala cinematografica, in disuso da innumerevoli anni […] oltre che illegittima si configura illogica e contraddittoria. Illogica, in quanto non si comprende la relazione tra una sala cinematografica ed il suo utilizzo perpetuo ad uso culturale, posto che, al di là di ogni dubbio, nella sala cinematografica si svolge un’attività commerciale ed imprenditoriale che può anche avere (ma non sempre, ed anzi raramente) risvolti culturali, ma in via semplicemente derivata…”.

A seguito di queste vicende alcuni cittadini si riuniscono in un comitato cercando di intessere un dialogo con il Comune in merito al progetto presentato, nel tentativo di mantenere viva e rigenerare l’identità del Cinema, primo luogo in Italia e terzo nel mondo ad utilizzare la tecnica del cinerama. Il Comune, dimostratosi inizialmente interessato ad accogliere le istanze dei cittadini, si sfila dalle trattative lasciando intatto il progetto di Prelios. Il Cinema Manzoni riaprirà nel 2015, senza poltrone, senza il suo tipico schermo curvo, senza proiezioni, senza suoni, senza cultura. Svuotato dalla sua anima, sarà trasfigurato in uno dei centri commerciali più grandi del nord Italia.

Il Cinema Manzoni rappresenta in modo esemplare le logiche di amministrazione del patrimonio pubblico destinato all’arte e alla cultura, a Milano e nell’intero territorio nazionale: venduto a gruppi privati per fare cassa, trasformato in occasione di speculazione edilizia e commerciale, sacrificato perché non immediatamente produttivo. A parte timidi tentativi, falliti di fronte alle lobby economiche e finanziarie, l’amministrazione continua a svendere il capitale vivo della città, i suoi luoghi, invenzioni, soggetti e la sua storia, sostenendo una posizione debole rispetto alle rendite fondiarie e perseguendo un modello di sviluppo della città basato sulla privatizzazione degli spazi pubblici.

A fronte dell’immobilismo dell’amministrazione nel difendere i luoghi della cultura e della socialità, M^C^O dichiara la sterilità di questa politica di disinvestimento sul patrimonio culturale milanese, praticato tramite la chiusura di cinema e teatri, che ha l’effetto di ridurre, non solo la molteplicità dei luoghi di fruizione della cultura, ma anche gli spazi per la critica, il dissenso e l’immaginazione. Questi stessi luoghi, che ora vengono cancellati, uniformati e capitalizzati, possono invece essere destinati a coloro che siano in grado di farli rivivere come beni comuni, come orizzonti, possibilità di sogno, di relazione, di costruzione di una socialità e di una economia differente.

Ei fu. Siccome immobile, altri devono volare, dare corpo e voce al desiderio di riappropriarci della città, del nostro tempo e della nostra felicità.

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