Il centro per i reporter d’inchiesta

In Italia prima non c’era. Dopo essersi incontrati a Kiev alla Global Investigative Journalism conference, otto giornalisti d’inchiesta hanno deciso di formare il primo centro per il giornalismo investigativo italiano. Ed è nato Irpi, acronimo di Investigative Reporting Project Italy. 

Il progetto, presentato al Festival del Giornalismo di Perugia, si ispira ai grandi centri per il giornalismo d’inchiesta americani e europei, come The International Consortium of Investigative Journalism. Con cui collabora il giornalista Leo Sisti, attuale direttore esecutivo di Irpi, che ha partecipato per l’Espresso al team di giornalisti del Icij che si occupava dello scoop sullo scandalo “Offoshore Leaks”. La grande inchiesta sui paradisi fiscali pubblicata sulle maggiori testate internazionali, che sta facendo tremare gli affaristi finanziari di mezzo mondo, per la divulgazione di 160 giga-byte di documenti segreti.

Il manifesto del nuovo centro il giornalismo di inchiesta italiano: “Indagherà traffici illeciti di ogni sorta, scelte politiche o imprenditoriali sospette, guarderà con occhio attento agli sprechi nella spesa pubblica, perché sia corretta e depurata dalle clientele politiche e dai nepotismi; denuncerà affari e interessi della criminalità organizzata, spesso legata a doppio filo con la politica; denuncerà altresì la devastazione ambientale e le conseguenze di politiche aziendali che privilegiano il profitto allo sviluppo sostenibile”. Con inchieste, finanziate da primarie fondazioni internazionali e diffuse online in italiano e in inglese.

L’inchiesta di Irpi “Il gas di Gaza e gli sprechi dell’Unione Europea” di Cecilia Ferrara e Assia Rabinowitz, è tra i 72 finalisti del Data Journalism Award 2013.

(In foto il team di Irpi)

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