Le elezioni in Islanda

Gli islandesi sono tornati a votare, sabato 27 aprile. Le scorse elezioni parlamentari si svolsero nel pieno della crisi economica, nel 2009, quando il premier Geir Haarde del Partito dell’Indipendenza di centro destra, si dimise a causa di manifestazioni e proteste di piazza, dopo che le tre maggiori banche del paese dichiararono il default su debiti per 85 miliardi. Quella volta le elezioni furono vinte da Jóhanna Sigurðardóttir, dell’Alleanza Social democratica, il primo premier donna in Islanda e la prima donna dichiaratamente lesbica a capo di un governo nel mondo.

Nonostante abbiano rilanciato il Paese però, e fermato la disoccupazione, i socialdemocratici crollano nei sondaggi per il possibile ingresso nell’Ue. Sull’Isola, sono in vantaggio i partiti responsabili del default. In questo modo L’Islanda dimentica la crisi del 2008, scrive la giornalista Giovanna Faggionato su Lettera43. E così lo scenario politico islandese, nelle previsioni, assomiglia molto a quello italiano:

Più che la sindrome di Stoccolma, è la sindrome di Roma. A quattro anni dal default del 2008, il 27 aprile l’Islanda torna al voto. L’unico Paese capace finora di mandare i propri governanti in tribunale e di riprendersi dal crollo è pronta a rieleggere i partiti che l’hanno spinta nel baratro. Amareggiato da aspettative deluse, intontito da promesse facili e soprattutto in fuga dall’Europa. Un po’ come è successo in Italia, dove il centrodestra al governo prima della crisi è attualmente in testa nei sondaggi.
Ci avevano fatto sognare gli islandesi. Sembravano gli unici ad aver capito tutto quando il fallimento delle principali tre banche del Paese aveva causato un buco di 85 miliardi nelle casse pubbliche e portato il Paese al collasso.

(Continua su Lettera43)

Aggiornamento del 28 aprile

Il Partito dell’Indipendenza islandese, formazione di centrodestra guidata dall’ex calciatore Bjarni Benediktsson, ha ottenuto la maggioranza nelle elezioni parlamentari del 27 aprile. Il Partito dell’Indipendenza ha ottenuto il 26 per cento dei voti, che equivale a 19 seggi su 63. Sul voto di certo hanno pesato le misure di austerità eseguite dal centro sinistra per rispettare i patti e ricevere gli aiuti internazionali e dell’Europa. Tornano così a governare i partiti al governo nel default del 2008.

In foto il sindaco di Reykjavík, John Gnarr, attore comico e fondatore del Partito per un futuro luminoso.

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