La Rivoluzione democratica

I cittadini d’Islanda, domenica 21 ottobre, hanno votato il referendum per fare entrare in vigore la Costituzione partecipativa discussa in questi mesi attraverso Internet. Un esempio di democrazia diretta a seguito della crisi bancaria iniziata quattro anni fa, attraverso il quale la popolazione chiede di assumere maggiore controllo della politica, chiede come garanzia costituzionale la Libertà di espressione e di accesso alla rete, come per l’utilizzo delle risorse naturali e del diritto ad un ambiente sano. Il referendum non ha valore vincolante ma per gli organizzatori dovrà essere un monito, impossibile da non ascoltare, per il governo e il Parlamento.

Alle sei domande contenute nel referendum su due terzi di voti contati, durante lo spoglio delle schede elettorali, il 66 per cento ha risposto di “Si” facendo passare la nuova Costituzione in crowdsourcing. L’affluenza è stata del 49 per cento degli aventi diritto di voto, una percentuale che corrisponde a 235mila islandesi. Nei 6 quesiti del referendum gli islandesi hanno espresso la volontà di volere entrare in possesso di una quota più significativa dei proventi derivanti dalle risorse naturali del paese, come energia geotermica e pesca, di limitare a tre il numero di mandati del presidente (la legge attuale gli consente di servire i cittadini a tempo illimitato).

Di tutto il processo costituzionale ne parla il documentario “Pentole, padelle e altre soluzioni”, girato la scorsa estate, che racconta di come il popolo d’Islanda è arrivato alle consultazioni del referendum. L’isola nel 2008 si trovava nel pieno della crisi finanziaria mondiale e della bancarotta delle banche, ed ha reagito con “80 pubblici ministeri anti-corruzione, un movimento dei cittadini e la prima costituzione partecipativa in Internet. Il popolo islandese ha attuato una rivoluzione democratica”.

Inizia così “Pots, Pans e Other Solutions” filmato dal regista e sociologo portoghese a Rui Marçal che ha voluto esplorare di persona un Paese, a differenza del suo, in cui “le persone hanno trovato altre soluzioni rispetto alle misure di austerity”.

“In Islanda, il primo paese europeo a svegliarsi da un crollo economico, la gente si è accorta che poteva intervenire attivamente nella società e hanno iniziato a chiedere una partecipazione più democratica  – si legge nel sito del regista – Il pagamento dei debiti bancari da parte dei cittadini è stato rigettato con un referendum nel 2008, che portato alle dimissioni dell’allora presidente. Il governo era stato costretto ad accettare un Consiglio di 25 cittadini per scrivere una nuova costituzione, senza l’intromissione dei politici, che ha aperto a tutti il processo di discussione e ha avviato una vera partecipazione con l’utilizzo della democrazia diretta“.

Il gruppo dei 25 costituenti in Islanda, dallo scorso aprile, ogni settimana sottoponevano i testi su cu stavano lavorando al giudizio dei loro connazionali, utilizzando, oltre al sito istituzionale del Parlamento, piattaforme di condivisione come Facebook TwitterFlickr e YouTube. Il Parlamento aveva esaminato la bozza dal primo ottobre, prima di autorizzare il referendum di domenica 21 ottobre. La nuova Costituzione, se approvata dalle camere, andrà a sostituire quella in vigore del 1944 stilata dopo la proclamazione dell’indipendenza dell’Islanda dalla Danimarca.

I principali filoni della nuova Costituzione partecipativa, definita “Costituzione Wiki”, si concentrano su due aspetti: Il primo riguarda l’inserimento nella Costituzione della Libertà di espressione intesa anche come l’accesso ad Internet e il secondo la tutela dell’Ambiente, con l’articolo 33 che inserisce fra i diritti costituzionalmente garantiti, quello di un ambiente salutare e di una natura incontaminata. Questa è l’Islanda.

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