La rivoluzione dei muri che parlano in Egitto

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I giovani egiziani hanno fatto la rivoluzione e l’hanno dipinta sui muri. L’arte urbana raccontava storie che accadevano a piazza Tharir, della battaglia del cammelli, del 25 gennaio inizio della rivolta e della strage di civili tre giorni dopo. Quei murales sono stati cancellati, come dei simboli potenti, alla fine della primavera egiziana.

I graffiti erano un segno distintivo sulle barriccate di Mohamed Mahmod Street, illustravano i soccorsi in motocicletta dei feriti colpiti dai cecchini con i pallini sugli occhi, ricordavano del rovesciamento del regime di Moubarak e degli arresti, con il successivo controllo del potere della giunta militare. I muri dipinti erano un’ininterrotta cronaca della rivoluzione.

Per potere seguire cosa raccontavano le storie dipinte sui muri del Cairo e cosa raccontano tutt’ora, c’è la pagina Graffiti in Egypt che viene aggiornata su Facebook. E per non dimenticare quei murales che invece sono stati cancellati e non esistono più, è stato pubblicato un libro dal titolo “Wall Talk“. In 680 pagine il libro fotografa e racconta attraverso la street art, la rivoluzione iniziata a gennaio del 2011 e proseguita fino alle elezioni del giugno del 2012.

I muri parlano ancora in Egitto. Un grande murales era stato dipinto un mese fa nella pizza della rivoluzione, da un gruppo di artisti, poco tempo dopo però è stato cancellato nella parte in cui veniva disegnata una caricatura del presidente Morsi. Un’opera di arte urbana che coinvolgeva tre isolati e raccontava quello che era avvenuto durante la primavera egiziana.

Tra il gruppo di visual artist, fotografi e l’editore del libro “Wall Talk” c’è anche Sad Panda, uno degli autori dei murales che usa in particolare sticker e stencil. Ha dichiarato in una recente intervista: “Ho fatto così la mia parte. Non puoi vivere in una nazione in cui sta avvenendo una rivoluzione e non fare nulla”.

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