I nuovi migranti d’Europa

L’Italia non è un paese per giovani. Gli italiani di vent’anni sono i nuovi emigranti d’Europa. A dirlo è anche l’ultimo rapporto trimestrale della Commissione europea, che misura lo stato sociale ed economico degli stati dell’unione. 

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) in Italia ha raggiunto il 35,3 per cento nel mese di luglio, un dato in aumento del 7,5 per cento rispetto all’anno precedente. “Questo spiega probabilmente il motivo per cui un numero crescente di giovani hanno scelto di emigrare in Germania o al di fuori dell’Europa per cercare lavoro” si legge nel focus sull’Italia del rapporto, diffuso il 28 settembre, dalla Commissione europea .

La situazione della povertà giovanile in Europa interessa di conseguenza un numero sempre maggiore di famiglie, perché i giovani pesano sempre di più sui bilanci familiari, in molti casi sempre più ridotti per la disoccupazione e l’assenza di lavoro degli stessi genitori.

Il tasso di disoccupazione generale in Italia, dicono i dati del rapporto europeo, è salito al 10,7 per cento nel mese di luglio 2012. Un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 2,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

“Il 27 giugno 2012 il parlamento italiano ha approvato un pacchetto di riforme del mercato del lavoro proposte dal governo di Mario Monti – prosegue il rapporto – Le riforme sono state progettate per ripristinare la crescita dell’economia stagnante. Sarà d’ora in poi più facile per le aziende licenziare i lavoratori, cosa che dovrebbe di conseguenza incoraggiare le aziende ad assumere più persone a tempo indeterminato piuttosto che attraverso contratti a tempo determinato”. Questo secondo quanto affermato dalla ricerca della commissione europea.

L’Italia, c’è da ricordarlo in questo quadro, è anche l’unico paese europeo assieme a Grecia e Ungheria in cui non è previsto alcun tipo di reddito minimo garantito. In un paese con 2,5 milioni di precari, in cui quasi 3 dipendenti su 10 under 35 non hanno un posto fisso. Sono precari a tempo determinato, lavoratori dipendenti pagati a fattura con partita Iva o con contratti a chiamata: per loro non esiste la cassa integrazione e il sussidio di disoccupazione. In Italia, lo segnala il rapporto, anche questo è carico della famiglia e delle giovani generazioni.

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Un pensiero su “I nuovi migranti d’Europa”

  1. Sai qual’e’ il problema piu’ GROSSO? E’ un altra forma di EMIGRAZIONE, pero’ si tratta delle palle dal corpo delle nuove generazioni…le abbiamo viste ieri le code nei negozi per prendere l’iphone5…Conosco anchio la realta’ descritta nell’articolo, ma non ho ancora visto nessuno partire per fame reale ma bensi’ per insoddisfazione e poche idee (e pure confuse): Laureati che vanno a raccogliere manghi in australia (FATELO QUAAAA!!!), Ingegneri a fare i cuochi in florida…No, e’ l’ITALIANITA’ il problema, il piangere il morto, il paraculismo, d’altronde quando la barca affonda i topi sono i primi a scappare…

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