Teatro libera tutti

Dopo Macao, il Teatro Valle Occupato e il Nuovo Cinema Palazzo di Roma, il Teatro Coppola di Catania, il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, l’Asilo della Conoscenza e le altre realtà di luoghi abbandonati occupati per diventare laboratori per creativi e spazi pubblici: “Il contagio non si ferma, giovedì 27 settembre lavoratori dello spettacolo e studenti hanno liberato e aperto il Teatro Rossi di Pisa”. 

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All’alba una trentina tra Lavoratori dell’arte e dello spettacolo, assieme a un gruppo di studenti, ha occupato il Teatro Ernesto Rossi di Pisa. Un piccolo teatro del 1700 e lasciato in disuso in carico alla Sopraintendenza dei Beni artistici e culturali. Con una assemblea pubblica, che si è svolta nel pomeriggio dopo l’occupazione, è stato dato inizio a tre giorni di attività culturali che serviranno per fare partire il progetto di riqualificazione degli spazi.

“Forse non c’è bisogno neppure di un sipario che inizia ad aprirsi per entrare in un mondo altro – scrive il colettivo nel suo manifesto – Partiamo da luci spente in assenza di elettricità, anni di polvere depositata sulle assi di legno, piccioni che svolazzano sopra un palcoscenico abbandonato. All’interno di un luogo magico trascurato, dimenticato e lasciato all’incuria, ci ritroviamo per farlo vivere di nuovo, permettendo alle energie presenti in città, che non vogliono più disperdersi, di rivelare tutto il loro potenziale. Pisa è un territorio di scambi, incroci e contaminazioni, non una cartolina, perfetta e priva di vita”. 

Il teatro potrà tornare a essere un luogo, spiegano i giovani del movimento di Lavoratori dell’arte, “in cui può sperimentare forme di incontro tra cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti, giovani, anziani e bambini. Chiunque abbia voglia può far risuonare la propria voce dentro le sale di un teatro costretto ad un lungo, inesorabile ed inspiegabile silenzio. Il Teatro Rossi da anni non parla, sbarrato e invisibile di fronte allo sguardo indifferente delle aule universitarie che ne scrutano l’ingresso”. 

Un teatro dedicato a tutti, per combattere la precarietà. “Al Rossi devono poter entrare tutte le persone quelle che sanno vedere in un teatro un bene comune da costruire insieme, uno spazio da riempire ogni giorno – prosegue il documento messo online dal collettivo del Teatro Rossi occupato -. Lavoriamo sull’immateriale, nello spettacolo come nell’università, oltre un’asfissiante logica produttivista. Viviamo la precarietà che ci viene imposta stabilendo contatti e tessendo reti che ci liberino dalla retorica individualista della guerra tra poveri. Vi invitiamo a riconoscere quel che ci accomuna, dimenticando ogni sterile corporativismo e ogni frammentazione dei saperi; è arrivato il tempo di rischiare, mettendo in dubbio le certezze consolidate per scoprire dietro l’angolo qualcosa di nuovo”.

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