Macao è Common Ground, 42 giorni dopo

Quarantadue giorni dopo. Il risultato è  un edificio ristrutturato con sala cinema e teatro, uno spazio biblioteca con duemila libri e un grande salone centrale. Questo è Macao, diventato common ground.

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Nell’anno in cui, non senza polemiche, un premio della Biennale d’Architettura di Venezia è stato assegnato ad un grattacielo occupato nella città di Caracas in Venezuela. Nello stesso anno in cui è stato chiuso lo storico centro culturale Tacheles di Berlino.

Un collettivo di “lavoratori dell’arte”, inteso come artisti, architetti, designer, freelance dei diversi contesti, hanno trascorso l’estate a riqualificare l’ex Macello di via Molise a Milano per aprire il Centro per le arti, la cultura e la ricerca chiamato Macao.

Nel salone restaurato dell’ex macello, giovedì 20 settembre, si è svolta l’assemblea pubblica “Città costituente” organizzata dal collettivo Macao e aperta a tutta la città, per raccontare e rendere pubblica l’esperienza del summer camp estivo di riqualificazione dell’immobile e per spiegare nei dettagli le attività che proseguiranno in autunno.

La discussione è seguita a tre giorni di festa per l’inaugurazione, che si era svolta dal 13 al 15 settembre: “Macao inaugura la nuova stagione valorizzando il contributo di chi collabora a un processo che prende forma intorno a un nuovo immaginario – si legge nel comunicato dei lavoratori dell’arte – e ridisegna un edificio di valenza storica abbandonato al degrado, per restituirlo alla cittadinanza come un luogo da poter vivere e attraversare, in cui produrre e fruire arte e cultura. Ora c’è una città da ricostruire e da reinventare secondo modelli nuovi”. 

Per aprire il centro culturale Macao durante l’estate si sono svolti quei lavori di restauro necessari a dare vita a tutte le attività del grande laboratorio creativo costruito nell’ex macello di via Molise 68. Quello che non era stato possibile completare alla Torre Galfa, il primo edificio occupato dal collettivo Macao. E poi con palazzo Citterio, durante la seconda occupazione. Per via dei due sgomberi subiti dal collettivo.

Nei 42 giorni di summer camp, l’ex Macello di Milano è diventato un’isola di coworking ma non solo inteso come un gruppo di persone che lavorano davanti a un monitor del computer. Prima di tutto c’era da riqualificare l’edificio e quindi i giovani di Macao hanno messo mano a pennelli, scope, chiodi e martelli. Hanno costruito e restaurato l’immobile per ricavare la sala cinema, una biblioteca e rendere vivibili gli spazi prima abbandonati, fino a coltivare degli orti pubblici urbani.

Tutta l’avventura estiva, che ha coinvolto centinaia di giovani, è raccontata nei “Diari di Macao”. Ogni giorno, attraverso la rete e i social media, veniva pubblicato una pagina di diario su Facebook, scritto da una persona diversa o a più mani, per raccontare cosa stava avvenendo nel laboratorio Macao e come si stava svolgendo la vita nel futuro spazio pubblico della città. Un diario collettivo, che è stato di per sé un esperimento narrativo, che diventerà un ebook per fare capire cosa accadeva e accade all’ex Macello a Milano.

Ecco alcuni estratti, significativi dei Diari di Macao: “Giorno 18, La giornata di Macao è quella che deve essere sveglia, colazione, lavori, pranzo, lavori, chiacchiere, musica, risate, musica e ancora chiacchiere e risate”.”Giorno 23, Dopo aver preso il caffé, più o meno verso le due e mezza tre del pomeriggio, ogni giorno a macao, scatta la domanda fatidica: “chi scrive il diario?”. “Giorno 25, Gli informatici informaticano, Accio conta monete e un folto gruppo, dopo un’animata discussione in cui si è “scelto” il colore grigio, dipinge la sala di cinema e teatro. Spesa”. “Giorno 26, Macao è anche: l’arrivo di una lavastoviglie, l’improvvisazione di una specie di installazione artistica, fatta di videocitofoni montati sulle colonne del bar, che proiettano un film e, se alzi la cornetta, puoi anche sentirne l’audio, la sistemazione di una bibici d’epoca e poi farci un giro, rimanere incollati alla sedia più comoda per tutto il giorno, perché è giorno di riposo e sei felice di potertelo godere appieno, riciclare il riso avanzato del pasto precedente facendoci delle polpettine fritte da paura, non esser d’accordo sul colore della tinta da dare ad una stanza, scrivere il diario e non saperlo scrivere, condividere, collaborare, partecipare e gioirne. Macao è anche questo”. 

In questo momento, in Italia, l’esperienza partecipativa di Macao rappresenta assieme ad altre realtà, come il teatro Valle di Roma, l’esempio di come gruppi di giovani che devono combattere disoccupazione, precariato e difficoltà di accesso alla professione, si arrangino da soli per sperimentare vie alternative alla crisi economica. Ecco dove sono gli “indignados” italiani, che hanno saltato gli accampamenti in piazza, per “restituire alla città uno spazio come bene comune” in un luogo in cui possono esercitare il proprio lavoro e la propria arte.

Macao è assimilabile a quello che sta accadendo a Braca, la città portoghese che quest’anno è stata nominata la capitale dei giovani d’Europa e ha ricevuto due milioni di euro di finanziamento per il progetto GeNeRation, in cui tutti i creativi della città sono chiamati a reinventare, riqualificare e restaurare l’ex caserma della Guardia Nazionale Repubblicana: dalle installazioni interne, agli studi per giovani artisti e professionisti, fino a ridisegnare l’esterno con una piazza pubblica e un viale alberato.

L’esperienza del nuovo centro per le arti e la cultura di Milano è si accosta allo stesso concetto di “quartiere per creativi” che ha preso forma a Londra dal 2007 con il Village Underground, ispirato al quartiere di New York, in cui vecchi treni o container delle navi vengono trasformati in studi e laboratori per giovani artisti, designer, architetti e freelance di ogni genere. L’esperimento di Londra attraverso “le connessioni di reti fisiche e virtuali” del collettivo di artisti che lo hanno fondato, addesso si sta per replicare e realizzare anche con il Village Underground a Lisbona e a Berlino.

A Macao questo sta accadendo, è un fatto. Giovani freelance, artisti, creativi e professionisti mettono a disposizione le proprie professionalità e la propria arte per workshop gratuiti, dalla fotografia, alla danza, al montaggio, ai corsi per compilazione di schede elettroniche Arduino e sulle reti libere wireless. Corsi per imparare programmi ad esempio, che risultano molto costosi se qualcuno vuole farli tramite privati. Almeno finché potrà durare l’esperienza di Macao queste competenze potranno avere accesso gratuito e pubblico, per via dell’occupazione dello stabile che è a rischio sgombero e del rifiuto da parte del collettivo di partecipare al bando pubblico per ottenere degli spazi all’ex Ansaldo, non senza polemiche e critiche sia esterne che interne al movimento. 

“Abbiamo da sempre presentato Macao come un insieme di lavoratrici e lavoratori che si riorganizzano dal basso per dar vita a nuovi modelli di produzione artistica e culturale – si legge nel manifesto per la “Città costituente” – Macao, in qualità di movimento politico, artistico e di ricerca, ha valorizzato e restituito alla pubblica utilità edifici abbandonati e in condizioni di degrado localizzati all’interno della città di Milano, rivitalizzando questi luoghi tramite proposte artistiche e culturali, attraverso pratiche di autogestione e avviando fuori e dentro di essi una sperimentazione di forme di democrazia partecipativa e di condivisione della produzione e del lavoro. Il Comune non ha le risorse economiche e materiali necessarie a riqualificarli e restituirli alla città. Al contempo, forme di cittadinanza attiva diffuse nella città, dimostrano di poter svolgere in autonomia questa funzione pubblica, senza però che questo merito venga loro riconosciuto. Macao vuole contribuire ad una riformulazione delle modalità di utilizzo dei beni collettivi, senza rientrare in meccanismi di affidamento e delega a soggetti pubblici, o privati che promuovono un diritto esclusivo ed escludente”. 

A riguardo del possibile sgombero dell’ex Macello di viale Molise 68 il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha spiegato al question time della camera che “solo recentemente la società Sogemi (società a maggioranza del Comune di Milano, che ha in gestione l’immobile, ndr) ha formalizzato la richiesta di assistenza della forza pubblica per lo sgombero” che potrebbe avvenire “dopo le necessarie valutazioni in sede di riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia. In quella sede – ha proseguito il ministro – potranno essere valutati tutti gli elementi informativi acquisiti e l’impatto che l’operazione può presentare”. Perché il collettivo Macao, dice il ministro “ha ottenuto la solidarietà non solo dell’area antagonista, ma di una parte della società civile e di numerosi esponenti di ambienti culturali e politici”.

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