“We have to change” La protesta d’Europa

Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza sabato 15 settembre in trenta città del Portogallo e a Madrid in Spagna.

“We have to change” è stato uno dei principali messaggi lanciati alla manifestazione. “E’ un giorno per la dignità” dicevano i poster e gli striscioni dei manifestanti nelle immagini che si sono propagate in rete (hashtag #15S e #15Set).

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Una serie di manifestazioni contro la politica dei governi di sanare il debito attraverso misure di austerità, che comportano aumenti delle tasse e tagli al settore pubblico in favore del salvataggio delle banche.

In Portogallo l’organizzazione della protesta è nata dal basso, attraverso Internet e i social media. Nella pagina di Facebook “Que se lixe a troika! Queremos as nossas vidas!” (“che si fotta la troika, rivogliamo le nostre vite”) era stato lanciato un appello, il 27 agosto scorso, da parte di 30 persone di diversi settori e contesti politici contro le misure di austerità imposte dalla troika (Banca centrale europea, Commissione europea e Fondo monetario internazionale) che provocano soltanto “l’aumento della disoccupazione, la precarietà e la disuguaglianza”.

In un paese come il Portogallo in cui è lo stesso governo che invita i giovani a emigrare e a cercare lavoro nelle ex colonie, come Angola e Brasile, che sono economie in forte espansione, l’adesione alla manifestazione è stata molto alta e ha coinvolto tutte le principali città del paese. Alla protesta di sabato, ha partecipato anche Josè Eduardo Cardoso, il designer diventato volto della giovane generazione perduta e precaria portoghese. Josè aveva fatto lo sciopero della fame per quattro giorni – manifestando in strada a Porto – per riuscire a trovare un lavoro e non pesare più sul bilancio della sua famiglia.

In Spagna circa 85mila persone hanno protestato sabato per le strade della capitale per chiedere il referendum, promosso dai sindacati, contro una nuova manovra di tagli da 65 miliardi prevista dal governo, che in parte serviranno a coprire le spese per salvare dalla bancarotta le banche spagnole.

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