Free Pussy Riot, “Una preghiera punk per la libertà”

La storia delle Pussy Riot diventa un instant book che verrà pubblicato tra circa due settimane, proprio per l’udienza del processo d’appello (fissato il 1 ottobre).

Le tre componenti della band Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova sono rinchiuse in carcere a Mosca, con una condanna in primo grado per “vandalismo motivato dall’odio religioso”, per avere cantato una canzone punk di protesta nella principale cattedrale di Mosca.

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La pubblicazione sarà a cura dell’organizzazione no-profit Femminist Press, che ha annunciato la pubblicazione dell’e-book Pussy Riot! A Punk Prayer for Freedom. In novanta pagine (al prezzo di 2,99 dollari) verranno raccolte immagini, documentazioni e materiali del processo a carico della band, così come le testimonianze in loro supporto lanciate da artisti e personalità di tutto il mondo.

Elizabeth Koke, responsabile marketing a Feminist Press,  ha detto che “la casa editrice ha lavorato direttamente con le componenti della band per mettere insieme il progetto del libro”. Ecco, forse, cosa sono andate a fare all’estero le due Pussy Riot rimaste fuori dal carcere e ancora ricercate in Russia. Su Twitter il gruppo aveva annunciato che  stavano per contattare  delle”femministe straniere per preparare nuove azioni”.

L’ultima protesta delle Pussy Riot è stata lanciata in rete lo scorso 6 settembre, con un video pubblicato su YouTube. Nel filmato si vedono le componenti della band punk (rimaste libere a Mosca) con la baclava colorata in testa, che scendono giù da un muro e gridano questo messaggio: “Il nostro Paese è dominato da un uomo che pensa sia illegale definirsi femminista e sostenere i diritti di gay e lesbiche. Quest’uomo pensa che, se canti e balli in modo sconveniente, devi farti due anni di prigione”.

Lo scorso febbraio, Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova avevano cantato una canzone di protesta all’interno della principale cattedrale ortodossa di Mosca, chiedendo alla Madonna di liberare la Russia da Putin. Nadia, Katia e Masha dopo l’arresto e la carcerazione preventiva sono state condannate, lo scorso 17 agosto, per “vandalismo motivato da odio religioso” a due anni di carcere.

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