La Fata delle Briciole

Ammetto che è stata dura. Prima di tutto perchè quello che ho scelto di fare è stato un lavoro estremamente difficile, per me. Ma amo le sfide, e amo terribilmente anche i problemi difficili.

L’interesse per Nodier è nato per una curiosità: perchè mai uno scrittore come lui, con la sua fantasia vittoriana cupa, ma figlia di una immaginazione sfavillante, con i suoi capricci scrittori, con la sua ironia che tanto ricorda Sterne, perchè – non è mai stato illustrato? Mentre lavoravo ai disegni, qualcosa ho pensato al riguardo. E Charles, sul mio groppone, rideva. E rideva parecchio perchè ho passato giorni a cercare di interpretare tutti i capricci che ha messo dentro La Fata delle Briciole. Chi lo ha letto, sa di che parlo, perchè Nodier non era solo uno scrittore. Era anche un critico. Un bibliofilo. Uno dei fondatori del romanticismo, è stato il primo a dare dignità letteraria al genere Fantastico. Ed era anche un occultista.

Molte sue fiabe, sembrano piccoli trattatelli esoterici. Soprattutto La Fata. Ed è grazie ad una frase di Eliphas Lèvi che mi è venuto in mente di sviluppare il mio progetto: “La Bibbia è un libro ispirato, ed i Tarocchi sono il libro ispiratore”. Ho cercato a lungo la chiave per aprire lo scrigno dei significati della fiaba, ed ad un tratto, eccolo lì. I Tarocchi. La perfetta unione di sacro e profano, di popolare e divino, di riso e pianto, di crescita e caduta. Proprio come le avventure di Michel, il protagonista del libro. Subito ho notato tutte le somiglianze che legavano il testo ai Tarocchi: Il Matto, L’imperatrice, Il Giudizio…. Michel era lì, nelle carte come Bagatto, detto anche L’architetto, il suo mestiere. Come Appeso durante il suo ridicolo processo, così assurdo che Collodi lo omaggia in Pinocchio. Ho potuto rispondere alla mia domanda, però, soltanto cominciando a disegnare.

Forse, il problema è che Nodier descrive tutte le scene con una precisione quasi maniacale. Conosciamo sempre l’abbigliamento dei personaggi, le caratteristiche fisiche, i luoghi, i paesaggi. Sembra un regista che ha bisogno di totale controllo. Quindi un illustratore può pensare di avere o troppo, o poco da fare. Così ho illustrato come io immagino la fiaba, seguendo sempre le sue parole, ma soffermandomi su altre cose, allusioni, rimandi simbolici così forti nei Tarocchi. E la Fata?

A lei è dato rappresentare Lei, l’assoluta.

Lei è una piccola e vecchia mendicante che raccoglie le briciole degli avanzi di chi passa, per mangiare, ed aiuta gli studenti a studiare sotto il porticato della chiesa di Mont Saint Michel. Ha due grossi e lunghi dentoni che le sporgono oltre il mento, così antiestetici, ma così importanti che ad un certo punto, si salverà proprio grazie a quei due dentoni: “Sono uno la Prudenza, l’altro la Modestia…” afferma la vecchina. Nessuno le crede, ma afferma di essere la Regina di Saba. Invecchiata, sì. Mendicante, ma Lei. Solo Michel dice di crederle, ma per gioco, pensa. Lei, però, che non aspetta altro che un cuore sognatore e sincero, si invaghisce. E Michel è così buono e generoso da sposarla. “Povera vecchina, almeno le farò vivere sereni i pochi anni che le restano” spiega, a chi non capisce come un giovanotto bello come lui possa sposare una donna tanto vecchia. Ma lui sa, il medaglione che la Fata gli ha donato, dicendo essere il suo ritratto da giovane, lo ha come ipnotizzato.

Quel meraviglioso viso ritratto lo rivede in sogno così reale e bello da sembrare come quello della sulamita del Cantico, L’imperatrice Belkiss, che gli fa visita tutte le notti. Ma è sogno o realtà? E sono davvero, poi, due piani separati?

Ilaria Proietti

Tratto da L’opera al nero

Ilaria Proietti è una illustratrice freelance – proiettilaria@libero.it

 

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