Oltre un simbolo

 “Correre, volare, giocare. Sogno. Viaggiare, essere, libertà e pensiero. Vivere”. Le parole emergono da una torre illuminata di blu e suonano in base a come clicca l’internauta. “Oltre il simbolo” per fare liberare i contenuti, è  l’opera digitale interattiva di drainedbrain, che racconta di come l’artista vive e partecipa a Macao.  Pubblichiamo la storia che ha inviato l’autore a Expost per la serie “Le storie di Macao”. Per interagire con con la visione digitale della torre blu clicca su l’immagine.
L’arte d’oggi tende a coincidere con l’esperienza. Parole come cross-medialità hanno rivoluzionato i flussi creativi in quel mondo un po’ particolare di chi lavora per coinvolgere. Market-art potremmo definirla. Perché oggi, come in realtà da sempre nella storia, i confini tra arte e marketing sono talmente labili da non essere definibili. L’arte è strumento principe di comunicazione ed è usata per consolidare poteri, trasmettere idee oltre che per vendere. Una volta l’arte era dei re e della chiesa, oggi, per fortuna, la possibilità di scoprire nuove forme di espressione artistica è alla portata di tutti.
“Oltre il simbolo” è il frutto di una lunga riflessione maturata nel corso delle ultime settimane e tradotta in esperienza. “Oltre il simbolo”, che crolla e non lascia traccia, ci sono, o quantomeno dovrebbero esserci, le parole, i contenuti. L’arte, convitata scomoda mai citata direttamente nell’opera, ne è in realtà il soggetto, teso tra un sottile rifiuto del simbolismo fine a sé stesso in contrasto con la ricchezza di chi ha qualcosa da dire, rappresentato in quelle parole, sensazioni sonore che vengono proposte nella seconda parte dell’esperienza. C’è un che di edonistico nella produzione artistica che comprende e richiede il riconoscimento e l’affermazione di sé per poter giungere a compimento.
La prima parte dell’opera è totalmente in pieno spirito Macao: torre galfa, simbolini e pacifici cinguettii. Basta un semplice click, però, per mandare in crisi il simbolo, per rivelarne la sua debolezza. Dopo pochi secondi, con un suono fastidioso, che termina con un tintinnio che diventa un sibilo assordante, la torre crolla e dal nulla emergono, nella cacofonia sonora di sottofondo, le parole. Nascono dal caos, ognuna portatrice di senso, ognuna rappresentante un’esperienza di vita. Concetti semplici ma forti come il giocare, che nella risata di un bambino individua la riscoperta del sé più ingenuo e fresco, o l’ohm del pensiero meditativo che raggiunge la pace e ti libera. L’arte ha bisogno di libertà per esplodere, del caos per fermentare, della concretezza del contenuto per emergere e distinguersi dall’informe.
Non è un segreto che Macao da tempo sta riflettendo sulla questione spazi, mentre un po’ più riservato è il difficile dibattito, che ripercorre la divisione tra artisti, per cui il luogo è soltanto un contenitore, e politici, che vorrebbero elevare il luogo in sé, in quanto simbolico, a contenuto. La ricerca di una conflittualità intrinseca dello spazio volta a portare a galla temi politici è uno dei motivi principali che hanno portato Macao dalla Torre Galfa a Palazzo Citterio ed al rifiuto del dialogo con l’amministrazione comunale.
Quest’opera nasce per riflettere su temi che il fenomeno Macao ha posto al centro del suo dibattito e che, forse dimenticandosi della sua promessa originaria, si perdono troppo spesso in questioni politiche e organizzative. La forza dell’arte, per quanto potente, non riesce per ora a prendere forma, lasciando che a trapelare non siano null’altro che i simboli che hanno accompagnato la storia del movimento. È un tema scottante, sia per chi vive quest’esperienza dall’interno, sia per chi guarda dall’esterno, e spesso critica, incalzando con ironie sull’incessante uso di strumenti di marketing fini a sé stessi e sull’assenza di vera sperimentazione artistica.
Il messaggio lanciato con quest’esperimento non vuole rientrare nell’ambito della critica, ma della libera espressione e si rivolge all’arte potenziale che pulsa e cerca con forza di emergere.
Luca Calandro

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