Bank off Art on

Gli artivisti portoghesi: “La cultura non si svende”. Un gruppo di “anonymous” dell’arte ha manifestato contro le banche in Portogallo. Una maschera bianca sul volto e dei cartelli, che sono stati affissi alle vetrine delle filiali di Lisbona, Porto e Coimbra. Per denunciare i tagli al settore culturale “arrivati al 75 per cento”. 

Un gruppo di attivisti ha passato la notte ad affiggere manifesti nelle sedi Edp e Bpn (due banche portoghesi ndr). Si dichiarano “stufi della mancanza di rispetto, dell’umiliazione, dell’aggressività e del disprezzo per la Cultura.”  Edp e Bpn. Sono questi i destinatari della protesta “la cultura è roba da poco” che oggi all’alba ha lasciato il segno in varie sedi di Lisbona, Porto, Coimbra e Faro.

L’obiettivo? Dimostrare ai portoghesi quali sono state le scelte politiche negli ultimi anni e che cosa significano per il settore culturale”. Nel comunicato inviato alla rivista culturale P3 si possono leggere le dichiarazioni dei promotori dell’iniziativa che si dichiarano “stufi della mancanza di rispetto, dell’umiliazione, dell’aggressività e del disprezzo per la Cultura.”  “Consegnati al BPN 40 anni di Cultura”, “consegnato ai nuovi proprietari dell’EDP un anno di Cultura”, “sprecati 11 anni di sovvenzioni alla Cultura in fucili”, “consegnati a Lusoponte (ditta di costruzioni) 5 anni di sovvenzioni alla creatività”. Queste sono alcune delle frasi incollate sulle vetrine di alcune sedi dell’EDP e BPN da un gruppo anonimo che pretende rivendicare la mancanza di investimenti nel settore culturale.

“L’inevitabilità dei tagli è stata e continua ad essere una politica deliberata e consistente da parte dello Stato che interrompe quella che è la missione di garantire l’accesso e la fruizione culturale dei propri cittadini”, spiega il gruppo in una denuncia senza peli sulla lingua. “Oggi siamo arrivati ad una situazione in cui i finanziamenti alla cultura hanno smesso di essere un investimento per diventare una ‘perdita’, con connotazioni quasi criminose e politicamente indifendibili”, proseguono, mettendo in chiaro che il principale obiettivo è “quello di sostituire il dibattito pubblico sulla cultura”.  Questa retrocessione ha collocato l’arte e la creatività ad essere presa di mira da attacchi gratuiti e ha distrutto in pratica la già fragile legittimità sociale che i lavoratori della cultura aveva costruito da dopo la rivoluzione del 25 aprile 1974 in poi. Abbiamo perso la nozione di cultura come fonte di conoscenza e sviluppo. E per questo che è necessario chiarire a cosa realmente corrisponde il ‘mostro’ della cultura: nel 2012 appena lo 0,1% dei finanziamenti dello Stato sono andati al settore culturale, significa che c’è stata una riduzione nominale del 75% dall’anno 2000”.

L’idea che la Cultura è una spesa enorme, dichiarano gli attivisti, “non ha alcuna pertinenza”. “É ridicolo che la Cultura stia subendo tagli sproporzionati per finanziare banche avvelenate e partnership (…)

articolo di Publico P3, traduzione di Antonio

blog: La cultura è roba da poco | arte

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