Il destino lo frego come mi pare

Un groviglio inestricabile di umori, miserie e colori. I reietti di Knoxville, le loro ambizioni, le loro case, le loro sbornie t’impastano la bocca proprio come un liquoraccio distillato da vecchi scarponi, ciniglia e agrumi andati a male.

Suttree fa male mentre vaga alla ricerca di un luogo dove essere solamente se stesso e svicola complicazioni.

Ma il vero protagonista del romanzo di McCarthy è il fiume che non dorme mai. Ogni cosa e ogni essere vi gettano le proprie viscere e le proprie ambizioni e quello se ne rimane impassibile, molto spesso crudele, a guardarli andare, venire e morire. Fagocitandoli quando va bene, rendendoli gonfi e puzzolenti quando invece è in vena di scherzi.

Dolente e dolorante, Suttree resiste, cede ma non si spezza, cade e si rialza. Un po’ più lucido  degli altri, combatte contro se stesso e l’ambiente che lo circonda. Un mondo che cerca sempre di tirarti sotto, come un gorgo nero in mezzo al fiume della vita.

Alessandro Pattume

@oldlitter

blog savingoldlitter.

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