Ooni, prova a censurarmi

Sarà retorico dirlo, ma la censura è una brutta bestia. Non solo in sé, come principio discriminatorio ma anche perché spesso è strisciante e difficile da dimostrare.

Specie quella su Internet, dove talvolta è complicato comprendere se non è possibile accedere a un sito o a un contenuto per un malfunzionamento dello stesso o per cause esterne; per non parlare di quando non si è nemmeno consapevoli dell’esistenza di un impedimento, dato il sito  è stato inserito a priori in una “lista nera” da parte di provider e motori di ricerca.

Ecco perché un progetto come Ooni (acronimo di Open Observatory of Network Interference) merita di essere segnalato. Opera del ventunenne italiano Arturo Filastò  e dell’americano Jacob Applebaum – entrambi membri del progetto anti-censura Tor, il secondo noto anche per essere un ex portavoce di wikileaks – Ooni si differenzia da altri software di mappatura della censura online per il fatto di essere open source, quindi utilizzabile da chiunque, e perché i suoi creatori intendono rendere pubblici tutti i dati ricavati.

Malgrado sia ancora in fase di test e soggetto ad ampi margini di miglioramento, Ooni ha già documentato alcuni casi di cyber censura di cui non si aveva notizia e portato, indirettamente, alle dimissioni di un ministro.

Il responsabile della comunicazioni dell’Autorità Palestinese Mashhour Abu Daka ha dovuto rimettere l’incarico dopo che i giornalisti dell’agenzia di stampa Ma’an hanno scoperto, analizzando con Ooni il traffico in entrata e uscita dai Territori, che alcuni siti di informazione critici delle posizioni del presidente Mahmoud Abbas venivano sistematicamente bloccati. In precedenza, nel corso di un viaggio negli Usa, Filastò aveva scoperto che il programma Web Guard del provider T-Mobile non si limitava a bloccare siti pornografici o violenti, come affermato nelle condizioni d’uso, ma anche siti che non c’entravano niente, come le pagine di Web Archive (la “macchina del tempo” di Internet, che consente di risalire alle versioni precedenti di milioni di siti), il sito della rivista Cosmopolitan, siti cinesi e francesi di sport e finanza, un portale di teorie cospirazioniste seugli eventi dell’11 settembre 2001 e dulcis in fundo, il sito dello stesso progetto Tor.

La richiesta di delucidazioni sul perché di un simile comportamente, inviata via mail dal programmatore italiano allo staff di T-Mobile, è rimasta largamente inevasa. Chi pratica la censura può dover rendere conto delle proprie azioni, come il ministro palestinese, o cavarsela con una scrollatina di spalle, ma il solo fatto di poter essere scoperti e chiamati a risponderne rappresenta un potente disincentivo. Come si dice: la luce del sole è il miglior disinfettante.

da Controllare i controllori | Federico’s blog.

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