Francia, L’ago della bilancia

SCONFINARE» 
I sondaggi affermano, che ad oggi, circa l’86% degli elettori di Mélenchon esprimerebbero un voto in favore di Hollande, il resto si asterrebbe o voterebbe per Sarkozy; i voti, che al primo turno sono stati di Le Pen, sarebbero per un 60% per il presidente uscente e per un 18% per Hollande; ago della bilancia resta Bayrou

 I candidati francesi a caccia di voti

PARIGI — A volte sono gli sconfitti a decidere e a scrivere la storia. In Francia, questo compito, oggi, potrebbe essere responsabilità dei centristi e degli elettori del MoDem, il partito di François Bayrou.

È una vicenda che si ripresenta nella storia delle elezioni presidenziali francesi: i candidati di destra e sinistra cercano di cooptare le forze centriste verso il proprio schieramento, per guadagnare voti e per sottrarli allo sfidante, un compito, questo, decisamente più difficile per Sarkozy che per Hollande. Il leader del partito UMP e presidente uscente, infatti, ottenuto il 27,06%, deve attuare una campagna su due fronti. Il primo, più importante per percentuali e per “affinità politica”, è rivolto all’elettorato di destra che ha consacrato la candidatura di Marine Le Pen con uno storico 18,03%, il secondo è il voto dei centristi e di coloro che non hanno ancora espresso preferenze. Un compito certamente arduo.

Al contrario, Hollande può contare sull’opposizione di tutte le sinistre nei confronti di Sarkozy, il che si traduce, in mera espressione elettorale, in un sostegno alla sua candidatura. In più, il leader del PS è alla conquista dei voti dei centristi e degli astenuti. I sondaggi confermano il vantaggio, anche se leggero, di Hollande, ma la partita resta aperta. Non dimentichiamo che le presidenziali, tutto sommato, hanno evidenziato una tendenza nazionale verso destra, piuttosto che verso sinistra.

La divisione della Francia in due parti, numericamente molto simili, non è espressione soltanto dell’arena politica, ma anche della geografia nazionale. Una linea di demarcazione molto forte separa una Francia dell’Ovest che tende a sinistra, e al centro, ed una Francia dell’Est che si conferma sempre più di destra.

L’astensione resta relativamente bassa, 19,59%, soprattutto nella Metropoli, mentre nei Dipartimenti e Territori d’Oltremare, dove Hollande resta favorito, si registra un astensionismo che sfiora, in alcuni casi come a La Réunion, il 50%.

L’evidente, che emerge da un’analisi approssimativa dei dati, è che la Francia abbia espresso un voto di sfiducia verso il governo in carica – il secondo posto di Sarkozy – e abbia favorito i partiti agli estremi dello schieramento politico, sacrificando il centro – il prevedibile e previsto, anche se in percentuale inferiore, 18,03% del FN di Le Pen e il più contenuto, ma comunque discreto, risultato del leader del Front De Gauche Mélenchon –.

Marine Le Pen prosegue sulla via della trasformazione, o meglio dell’adattamento, del Fronte Nazionale da partito estremista quasi extraparlamentare, ad un raggruppamento di stampo liberale, nazionalista e sociale allo stesso tempo, che vorrebbe essere la vera opposizione ai due grandi partiti di governo. Il risultato sembra darle ragione, ma la vera sfida sarà a giugno quando in gioco ci saranno i seggi dell’Assemblea Nazionale.

Mélenchon, l’uomo che doveva essere la sorpresa di queste elezioni, il vero candidato di sinistra, in alternativa ad Hollande e ad un Partito Socialista ormai sempre più vicino al centro, ha ottenuto un risultato discreto, 11,14%, ma comunque scarso rispetto al 17% di cui parlavano le stime e i sondaggi iniziali. Ottiene il risultato migliore nei comuni del dipartimento Senna-Saint-Denis, a nord di Parigi, restando comunque in seconda posizione rispetto ad Hollande. Per il secondo turno ha raccomandato al suo elettorato di votare contro Sarkozy: un silenzioso, ma chiaro appoggio ad candidato socialista. La nuova stella delle sinistre, quindi, per ora, resta all’ombra del Partito Socialista.

Bayrou continua ad immaginare il ritorno di un grande partito di centro, nonostante siano trascorsi trent’anni dalla fine del mandato di Valéry Giscard d’Estaing. Ma per sognare un centro alternativo al PS e al UMP, o una grande coalizione che resista alla forza degli estremismi, è necessario che le modalità di scrutinio cambino, che una dose di proporzionale possa essere immessa nello sistema maggioritario francese che, in queste situazioni, penalizza i partiti minori come il MoDem. Hollande e Sarkozy hanno assicurato il loro impegno in questo senso ma in vista delle elezioni del 2017. Il tempo passa e Bayrou aspetta.

I sondaggi affermano, che ad oggi, circa l’86% degli elettori di Mélenchon esprimerebbero un voto in favore di Hollande, il resto si asterrebbe o voterebbe per Sarkozy; i voti, che al primo turno sono stati di Le Pen, sarebbero per un 60% per il presidente uscente e per un 18% per Hollande; ago della bilancia resta Bayrou che vedrebbe i suoi elettori divisi in tre parti quasi identiche: 32% per Sarkozy, 33% per Hollande ed un importante 35% di eventuali astenuti. I dieci giorni che ci separano dal secondo voto saranno il teatro di uno scontro, il cui risultato è lungi da poter essere facilmente decretato.

Francesco Plazzotta

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Di nobili natali, nasce a Pordenone il 20 aprile 1988. Dal 2007 è studente al SID di Gorizia e dal 2008 partecipa al progetto “Sconfinare”.


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