Post Industrial/Human


 SOUNDS»Quante voci possono uscire da una bocca? Se si è riusciti ad affascinare Nick Cave “che non aveva mai pensato una persona potesse emettere quel lamento da gatto” si è già sulla buona strada, ma se ci si aggiunge Alva Noto il risultato può stupire.

Arrotondata un poco la sua figura negli anni, Blixa Bargeld è rimasto un magnetico sperimentatore quale era ai tempi degli Einsturzende Neubauten e strizza l’occhio adesso ad alcune vecchie ricerche vocali di Diamanda Galas e Demetrio Stratos.
Non importa che le canzoni siano sue, di Bob Dylan (I wish I was a mole in the Ground) o di Harry Nilsson (One is the loneliest number), lo spettacolo é fantastico e immaginifico grazie ai toni della sua voce, prima ancora che nei contenuti delle filastrocche raccontate enfaticamente al pubblico durante la serata. Sibila piano piano un segreto all’intero Auditorium, quindi alza il volume, rallenta, poi si anima, scherza, parla, canta, quindi soffre, grida, s’incazza poi torna sereno e si moltiplica in mille diverse altre voci sapientemente campionato, amplificato, alterato e ridiffuso attraverso le casse della Sala Sinopoli.

Vestito di nero da capo a piedi, Blixa recita, passeggia quel poco, contenuto nei movimenti precisi e limitati risulta sempre intenso, attrae e copula con le orecchie dei presenti, standosene ironicamente algido e sicuro sul palco, Alva Noto, alla sua sinistra, è concentratissimo e immobile.

Tornato da un brevissimo break, Bargeld si chiede beffardamente se il pubblico sia sicuro di voler sentire quello che sta per venire e al grido di un “we do!” femminile e sicuro dalla platea, risponde di ascoltarlo in silenzio. Seguono alcuni minuti strillati aggressivi e acidi che si fanno poi malinconici e amari nei suoni minimalisti ed eletronici di Alva Noto.
Mimikry é un disco incredibile, ma il live fa esplodere la bolla nella quale si rimane intrappolati ascoltandolo: i rumori industriali, le campane, il pianoforte ricostruiscono la città (technoide) industriale e la voce carontidea di Blixa ci getta dentro, senza preoccuparsi per noi, facendocela vivere così com’è, cibernetica e tenebrosa, seppure a tratti nostalgica, vacua e quasi molle.

Elisa Calore

@lyzaheat

blog: post scriptum

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