Intelligenza connettiva Code is poetry!

CYBERSPACE»

“La nuova poesia è quella del software. Il poeta è il primo scienziato, colui che si occupa del software che utilizza l’uomo: il linguaggio. Nell’epoca dell’elettronica il poeta è colui che scrive il software il nuovo linguaggio”.

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Pubblichiamo a puntante Connected intelligence, di Derrik De Kerchove, antropologo, teorico dell’Intelligenza connettiva, per venticinque anni direttore del centro di cultura e tecnologia dell’università Toronto, fondato da Marshall Mc Luan.

Alla ricerca dell’Intelligenza connettiva

…Il poeta è il primo scienziato, colui che si occupa del software che utilizza l’uomo: il linguaggio. Nell’epoca dell’elettronica il poeta è colui che scrive il software, il nuovo linguaggio. La nuova poesia è quella del software; Linus Thorvald è il grande poeta dell’oggi; Linux è una forma d’arte, è una poesia moderna. Accanto a questa nuova idea di poesia sopravvive tutto un mondo di nomi e di “modi di dire”. Diventa valore un semplice nome, ho visto nomi di domini quotati ben due milioni di dollari…

Nel business, nella guerra, nelle arti, nell’insegnamento, nella psicologia: mettere troppa pressione all’autorità vuol dire “soffocare” l’informazione. Il simbolo del nostro nuovo secolo è la rete, la rete senza centro, né orbita, né certezze; è una connessione infinita di cause; è l’archetipo che rappresenta ogni cosa perché ogni cosa vi può appartenere, ogni intelligenza, ogni economia e ogni uomo, ogni famiglia, insomma qualsiasi cosa appaia interessante. La rete non utilizza più l’unità di misura dell’atomo, rigida, quantificabile e rassicurante; la rete è complessità e può diventare caos se portata agli eccessi. Ma è vero che quando prendiamo grandi quantità di oggetti qualitativamente mediocri e li connettiamo tra di loro succede qualche cosa di molto misterioso: emerge un valore che è superiore alla somma delle parti, c’è un incremento della performance che non è solo basato su un’addizione. Raggruppando i nostri neuroni “stupidi” in una mente cosciente, il nostro cervello sfrutta il loro potere, allo stesso modo internet si appoggia su stupide macchine, stupidi personal computer; un pc è come un singolo neurone; quando sono collegati a migliaia tra di loro in una rete, questi semplici stupidi nodi generano un valore aggiunto che è di molto superiore alla semplice somma delle parti. Questa stessa dinamica si ripete anche in altri campi : nell’economia e nella finanza. Per questo la frontiera dell’uomo è quella dell’intelligenza connettiva.

Un concetto che ha attirato l’attenzione di una parte della comunità scientifica internazionale. Lo spazio di Internet viene visto come “vivo”, vivo di una presenza collettiva, brillante, attiva e umana. Ogni singolo utente diventa una singola parte di un pensiero collettivo, non esiste un drive al pensiero ma il pensiero “emerge” e si autorganizza sui contributi di ogni singolo utente.

L’informazione è il vero ambiente, e ci cade addosso plasmandoci. In effetti la Scuola di Toronto sostiene che “L’uomo non pensa, non scrive e non parla: comunica con i messaggi e lascia l’iniziativa ai mezzi che portano i messaggi” – È quello che diceva Marshall McLuhan: “Il medium è il messaggio”. E l’internet è un medium potentissimo perché tende all’omnicomprensività, nel senso che è multimediale, cioè che riassume in se tutti gli altri media. Certo è che una grande parte dell’informazione di cui abbiamo bisogno per orientarci nel reale deriva dall’ambiente, è ambientale. Questo lo diamo per scontato ma l’uomo attinge le risorse del proprio essere soprattutto dall’ambiente. Come sosteneva McLuhan i media sono ambienti dove l’uomo vive e quindi il problema si sposta verso la comunità, verso lo spazio comune, della comunitas, lo spazio, appunto, dove ogni singolo uomo è testimone dell’esperienza ambientale che ha vissuto e tutti insieme rielaborano quest’esperienza: lo spazio pubblico era il paese, poi il grande centro urbano, poi la nazione, l’Europa e adesso il globo intero. L’ambiente è il nuovo medium e il nuovo medium è globale; l’informazione è l’ambiente che ci arriva addosso e di questo ambiente sappiamo molto poco, l’uomo sta iniziando a decodificare il messaggio dell’internet. E sappiamo che il messaggio di ogni medium va ricercato nel mutamento di proporzioni, di ritmo e di schemi che introduce nei rapporti umani. I quali rapporti sono definiti, alla stessa maniera, dai media differenti…

Il nostro hardware, la realtà materiale, si contrae e implode su se stesso, perché le nostre tecnologie di comunicazione riducono esponenzialmente gli intervalli di spazio e tempo fra le operazioni. Al tempo stesso il nostro software, la nostra realtà psicologica e tecnologica si espande di continuo. Come ha detto McLuhan “L’inflazione è denaro che ha una crisi di identità”, noi siamo, nella società della comunicazione, l’identità del denaro e noi decidiamo della sua psiche. La problematica del Nasadaq del dot.com è la problematica di una crisi di valutazione, una crisi di identità, una crisi di investimento emozionale. All’oggi una crisi di questo tipo non vuol dire che alcuni investitori di New York non ci credono, vuol dire che i dubbi e le paure della rete hanno creato un’intelligenza connettiva che ha svalutato il Nasdaq. È una crisi di identità, ma il messaggio è positivo poiché le crisi hanno già in sé le soluzioni, cioè sono esse stesse soluzioni e tra sei mesi la borsa salirà di nuovo. In effetti aveva ragione Mcluhan “nel villaggio elettronico il rumore è la realtà” e oggi viviamo un’economia del sentimento…

Al contrario, internet rende all’utente il controllo della parola sullo schermo. Sono tre le fondamentali caratteristiche della rete: connettività, ipertestualità e interattività. Tutte e tre definiscono la virtualità. Nell’Internet esiste una tensione verso una memoria globale ma l’accesso rimane individuale e potenzialmente privato. Per questo non si può parlare di globalismo come forma omogenea. È globale e personale allo stesso istante. Il cyberspazio è uno spazio comune e personale. Infatti noi utilizziamo l’accesso al web come nostra memoria. La condizione perché ciò sia rispettato è che nessuno deve comandare e governare sul web…

I contenuti sul web continueranno a crearsi e a ricrearsi, non ci sarà la possibilità di imporre nulla, si impone solo il codice; che deve essere open source; internet è e rimane un dominio pubblico. La condizione “sine qua non” per dirigere la creazione dei prodotti sull’internet, siano essi anche i contenuti, è la creazione di un sistema economico, di un’economia elettronica, che non potrà che essere automatizzata. Solo a questo punto l’uomo riprenderà in mano la creazione del prodotto, d’altronde l’invenzione delle prime forme di alfabeto coincide con le prime forme di economia basata su un valore e quindi sulla creazione dei primi prodotti. A tutt’oggi internet assomiglia ancora a un’economia del baratto, non so se cambierà e in che tempi, ma certamente la base di partenza è la creazione di sistemi economici automatizzati elettronici. Il grande problema dei diritti d’autore è un problema reale. Ma non si può applicare il vecchio sistema bisogna creare un sistema di guadagno con i diritti d’autore o come ha detto Ted Nelson un Transcopirigth; un’economia di scambio dei diritti. Adesso non c’è un’economia del web e su un ambiente, un mondo, nuovo, si applicano modelli vecchi economici. Se non si crea questo nuovo sistema economico del web penso che ci sarà un insuperabile problematica dei contenuti e del diritto d’autore; bisogna pagare per i contenuti ma con le regole attuali non si può. Oggi il problema c’è ed è grande. Dobbiamo trovare nuovi modelli di business, che sicuramente saranno automatizzati, io volevo fare un lavoro sulla divulgazione della proprietà intellettuale senza perdere l’usufrutto del bene creato: è intimamente legato al concetto di intelligenza connettiva…

(1-continua)

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