Report La sorveglianza dei sovrani del cyberspazio #Netizen

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di Rebecca MacKinnon · traduzione di Paola D’Orazio

Nelle ultime settimane abbiamo visto come le “aziende della Rete”, le cosiddette sovrane del cyberspazio, cercano di comporre i conflitti che stanno progressivamente emergendo dallo scontro tra la domanda proveniente dai mercati che premono per una maggiore apertura ed espansione globale, da una parte, e le richieste degli utenti per la libertà di espressione online dall’altra. A conferma della sua espansione sulla scena globale, Twitter ha annunciato la decisione di bloccare i tweet in alcuni Paesi al fine di rispettare le leggi locali, mentre la piattaforma Blogger di Google ha affermato che sono previste possibili restrizioni al servizio in alcuni Paesi, reindirizzando i lettori verso particolari domini presenti nel Paese di riferimento. Anche se entrambe le aziende si difendono sostenendo che la trasparenza delle nuove politiche di fatto non compromettono la libertà di espressione e garantiscono la circolazione di un flusso di informazioni in quei Paesi dove esistono restrizioni all’utilizzo di Internet, i netizen non la pensano allo stesso modo e hanno deciso di lanciare proteste online. Tra gli altri, vi ha derito anche l’artista cinese Ai Weiwei, il quale ha affermato che avrebbe smesso di utilizzare Twitter se quest’ultimo avesse iniziato ad applicare la censura. In un articolo apparso su Techdirt, si parla della “fine della Rete globale” se altre aziende dovessero seguire le orme di Blogger e Twitter, iniziando a censurare contenuti in modo selettivo. Tuttavia, la mossa di Twitter ha presto ricevuto il sostegno non solo di quei Paesi che tendono ad applicare restrizioni dei contenuti digitali, ma anche da parte di attivisti che notoriamente difendono la libertà di espressione: la Tailandia e la Cina, com’era facile attendersi, hanno accolto favorevolmente la decisione, mentre dal fronte dei sostenitori della libertà di espressione Jillian York e Mike Masnick sono tra coloro che hanno riconosciuto gli sforzi messi in atto dalle aziende sia per quanto riguarda la trasparenza che nel fornire delle vie alternative per aggirare i blocchi a quegli utenti che si trovano ad utilizzare queste piattaforme in contesti dove vigono restrizioni. Twitter e Blogger non sono le prime né saranno le ultime  entità a praticare blocchi geolocalizzati dei contenuti digitali e, dato che i netizen sono preoccupati per il futuro della libertà della Rete, noi continueremo a seguire le evoluzioni di queste vicende e a vigilare, come propone anche Eva Galperin, sul rispetto dei valori fondamentali della Rete.

Censura

Come già anticipato, le “aziende internet” si stanno progressivamente aprendo al rispetto delle leggi e delle richieste dei governi locali dei Paesi in cui operano. Facebook e Google sono gli ultimi esempi di aziende che hanno annunciato di rimuovere i contenuti ritenuti “offensivi” secondo una decisione di una corte indiana. Recentemente, Bob Boorstein di Google, in occasione di un incontro sul Media Access Project, ha criticato India, Corea e Brasile perché “rappresentano degli ostacoli per l’affermazione della libertà della Rete”. Nel corso di un’intervista sull’Indice della Censura, Moez Chakchouk, il responsabile della Agenzia Tunisina per Internet, ha parlato del progressivo cambiamento del ruolo dell’agenzia, la quale da strumento di censura è divenuta il garante della “neutralità della Rete”. Chakchouk ha parlato anche di come stanno gestendo la macchina della censura ereditata dal regime precedente e delle loro relazioni con le aziende straniere le cui tecnologie hanno aiutato l’azione di censura del regime di Ben Ali. Criticata per aver censurato la parola Palestina nel corso di uno spettacolo musicale in seconda serata, la BBC sostiene che è stata la decisione giusta in quanto era inopportuno esprimere una visione politica di parte nel corso di uno spettacolo musicale. Nel corso delle ultime due settimane numerosi blog tibetani sono stati oscurati nel corso di grandi manifestazioni organizzate dal popolo tibetano contro le leggi cinesi: secondo il Guardian, il governo cinese ha tagliato le connessioni internet e quelle telefoniche nelle aree teatro dei disordini nella provincia di Sichuan. Anche in Cina, il sistema di registrazione dei nomi (reali) sulle piattaforme di microblogging è stato al centro delle proteste contro le limitazioni alla libertà di espressione: numerosi intellettuali cinesi, noti per le loro critiche al governo, hanno deciso di chiudere i loro account sulla piattaforma Sina in seguito all’inasprimento dei controlli. Un articolo apparso su On the Media rivela le revisioni apportate dal governo statunitense ai documenti di Wikileaks confrontando le versioni pubblicate con quelle recentemente entrate in possesso dell’ACLU con una richiesta FOIA (Freedom Information Act).

Sotto sorveglianza

Un deputato del Congresso statunitense, Edward Markey, ha presentato una proposta di legge per affrontare il tema del controllo attraverso i telefoni cellulari.  Secondo la bozza della proposta di legge, le compagnie telefoniche dovrebbero informare i consumatori che sui loro dispositivi sono installati software come CarrierIQ, i quali tracciano le attività degli utenti sullo smartphone e,  prima di iniziare il monitoraggio [delle loro attività], dovrebbero ottenere il consenso dei consumatori. Un post a firma di Malicia Rogue apparso su  Global Voices Advocacy mette in evidenza gli indicatori costruiti dall’FBI per classificare il terrorismo online: secondo i documenti dell’FBI “tentativi di proteggere lo schermo dalla vista di altri” oppure “utilizzo di identità fittizie, portali o altri mezzi per nascondere gli indirizzi IP” dimostrano l’evidenza di attività terroristiche che possono destare il sospetto tra gli ufficiali dell’FBI. La Camera delle Hawaii ha introdotto una legge per richiedere che i provider conservino per due anni le registrazioni delle informazioni dei consumatori e le informazioni sulla storia delle destinazioni della Rete, come indirizzi IP e nomi di dominio: non sorprende che tale legge abbia attirato numerose critiche ed alcuni legislatori hanno deciso di non occuparsi della materia.

Criminalità

Park Jeonggeun, un attivista sudcoreano, è stato accusato di “aiutare il nemico” e di violazione della Legge di sicurezza nazionale : le accuse sono state motivo di fervente attività su Twitter dove l’account ufficiale della Corea del Nord ha diffuso il messaggio “lunga vita a Kim Jong-il”, con l’intento di ridicolizzare i leader nordcoreani. Quali sono invece le condizioni in cui versano i giornalisti in Iran? Chi sono i giornalisti che si trovano in carcere? Un nuovo sito iraniano si occupa proprio di questi temi: la maggior parte degli articoli sono redatti in farsi, alcuni sono stati tradotti in inglese e offrono uno sguardo sul tema da una prospettiva iraniana.

Netizen in azione

La comunità online Reddit ha giocato un ruolo molto importante nella protesta contro il SOPA/PIPA. Adesso la comunità sta valutando la possibilità di elaborare una legge condivisa per lottare contro ogni futura interferenza nella libertà di Internet. Utilizzando le potenti risorse dei social media, la più antica stazione radio africana non solo si è avvicinata ai suoi ascoltatori, ma ha ottenuto anche un supporto maggiore per mostrare ai potenziali finanziatori le motivazioni per tenere in vita la radio. Ancora una volta i social media hanno permesso che le persone di tutto il mondo si unissero per protestare contro il massacro in Siria: gli attivisti hanno diffuso le notizie attraverso Twitter e Facebook, chiedendo alle persone di protestare davanti alle ambasciate siriane e molti siriani hanno risposto all’invito, esprimendo la loro rabbia davanti alle ambasciate in Kuwait, a Londra, Berlino e Washington.

Politica nazionale

Secondo il rapporto sullo stato Rete dello Stato elaborato da Akamai, Corea del Sud, Hong Kong e Giappone figurano tra i Paesi dove la banda larga è più diffusa, Cina e India invece sono il fanalino di coda. I media inglesi hanno riportato la notizia della proibizione – imposta dal governo nordcoreano – dell’utilizzo dei telefoni cellulari nel corso dei 100 giorni di lutto per la morte di Kim Jong-il per timore di incentivare il malcontento nei confronti del governo.

Sovrani del cyberspazio

L’ingresso di Facebook  nelle quotazioni di borsa ha conquistato i titoli dei giornali. Evento importante non tanto a livello economico, quanto per le implicazioni sui diritti umani e sui temi della privacy. In un suo intervento Elisa Massimino, la CEO di Human Rights First, spiega l’importanza della IPO di Facebook dal punto di vista dei diritti umani. Un articolo su Ars Technica segnala inoltre che, quando Facebook diverrà una società pubblica, ogni inchiesta o indagine delle autorità USA diverrà automaticamente pubblica, contrariamente alle precedenti policy dell’azienda. La nuova politica sulla privacy di Google – che prevede il consolidamento delle informazioni personali degli utenti per tutti i servizi offerti – diverrà operativa dal 1 marzo prossimo ed ha causato diverse preoccupazioni sulla privacy dei consumatori: per gli utenti questo significa che Google potrebbe fare previsioni sulla vostra età e preferenze, che poi loro comunicano alle aziende pubblicitarie. Nelle ultime due settimane Google ha avuto un bel da fare per sfatare i miti sulla sua nuova politica della privacy; ha dovuto anche rispondere ad un’interrogazione del Congresso con una lettera di 13 pagine, garantendo che “la nuova politica della privacy non cambierà il modo in cui Google archivia o cancella i dati degli utenti”. Meg Roggensack, Senior Advisor per Business e Diritti Umani presso Human Rights First ha esaminato le responsabilità di compagnie di telecomunicazione private in regime autoritario. Google ha proposto una serie di cambiamenti standard della Rete al Transmission Control Protocol (TCP), che è il protocollo di trasmissione usato dalle applicazioni che richiedono una trasmissione dati garantita (protetta).

Copyright

Dopo la firma dell’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) da parte di 22 Stati europei, le proteste contro questo accordo si sono rapidamente diffuse in tutto il continente: nell’ultimo fine settimana di gennaio sono state organizzate numerose manifestazioni nella Repubblica Ceca, in Belgio, Irlanda, Regno Unito e Francia. Gli hacker hanno fatto sentire la loro voce e manifestato la loro disapprovazione sulla Rete e in un articolo a firma di Timothy B. Lee su Ars Technica si possono leggere le critiche, sia quelle più  puntuali che quelle meno approfondite, dei favorevoli e contrari. Le proteste online hanno avuto molto successo in Europa: il rapporteur sull’Acta al Parlamento Europeo ha rassegnato le sue dimissioni, criticando il processo di negoziazione e i parlamentari polacchi hanno indossato le maschere di Guy Fawkes per esprimere il loro dissenso. Inoltre, l’ambasciatore sloveno si è pubblicamente scusato per aver firmato il trattato ed anche il Primo Ministro polacco ha deciso di sospendere la ratificazione, così come ha recentemente annunciato anche il governo ceco. In una nota di Marietje Schaake, membro del Parlamento Europeo, si possono trovare informazioni su tutte le iniziative organizzate dai cittadini contro l’ACTA. Rashmi Rangnath ha invece scritto un post, disponibile su  Public Knowledge,  sul Trattato per un Partenariato trans-pacifico il quale potrebbe avere ripercussioni anche sulla libertà di espressione online. Secondo le ultime notizie, i dati salvati su Megaupload saranno rimossi: il servizio di file-hosting è stato caricato con condivisione di file illegali e le sue risorse sono state valutate dal governo USA ai fini di un’indagine. La Electronic Frontier Foundation ha inviato una lettera all’ufficio della Virginia dell’Est e agli avvocati di Megaupload chiedendo di conservare i dati per gli utenti non colpevoli, innocenti, inconsapevoli. In Europa, invece, il Partito dei Pirati della Catalogna sta pensando di citare in giudizio l’FBI presso una corte spagnola per dare legittimità agli utenti. Essendo preoccupato per la sicurezza personale degli agenti e delle loro famiglie, il governo americano ha deciso di non rivelare nelle conferenze stampa o negli incontri pubblici  i nomi di coloro che stanno investigando sul caso Megaupolad: gli ufficiali dello stato sostengono che ci sia una elevata probabilità che gli hacker possano vendicarsi nei confronti di quelle agenzie coinvolte nel caso. In una recente intervista Yochai Benkler ha parlato delle “particolari attenzioni” riservate dal Dipartimento di Giustizia del governo USA anei confronti di Megaupload, solo pochi giorni dopo che i netizen avevano mostrato la “forza politica effettiva” contro il SOPA. Benkler ha affermato che valutare le risorse e le persone che hanno lavorato a Megaupload senza un processo è una mossa “piuttosto aggressiva ed espansiva”. Nel Regno Unito, una sentenza di un giudice sulla violazione del copyright di una foto potrebbe confondere le idee sulla legge sul copyright e limitare la creatività.

Sicurezza

Un gruppo di hacker che sostiene dichiaratamente il presidente siriano Bashar Al-Assad ha attaccato il blog “Syria Live Blog” sul sito di Al Jazeera English pubblicando post a favore di Assad. Secondo il Rapporto sui Rischi Globali del Forum economico internazionale (WEF) gli attacchi ai governi e al settore privato da parte di hacker sono al quarto posto della classifica mondiale; il rapporto raccomanda anche di “correggere le asimmetrie informative” sui rischi del mondo digitale per migliorare la sicurezza della Rete. Governi, terroristi e organizzazioni criminali sono sempre più abili nell’utilizzo delle funzionalità della Rete per monitorare i loro obiettivi, molti dei quali sono i giornalisti.  Tuttavia molti giornalisti non sono stati formati  adeguatamente per utilizzare al meglio  gli strumenti per la sicurezza digitale: a tal proposito, un articolo della Rivista di Giornalismo della Columbia analizza la formazione sulla sicurezza digitale nelle scuole di giornalismo USA.

traduzione 12 febbraio 2012 18:18

(Collaborazione di Weiping Li, Mera Szendro Bok, revisioni di Sarah Myers.)

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