Pena di morte per una poesia Bloggers under fire #FreeHamza

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Pubblica una poesia in tre tweet e rischia la pena di morte. La colpa di Hamza Kashgari, blogger saudita di 23 anni, è di avere messo in rete dei versi in cui esprime le sue idee su Maometto. Una notizia che si aggiunge alla censura della rete in Iran, in cui  è stato bloccato l’accesso alle connessioni e i giornalisti minacciati via mail. Le azioni persecutorie, i blackout di Internet e le minacce ai blogger adesso sono raccolte e aggiornate in una mappa.

#FreeHamza

“Nel giorno del tuo compleanno non mi inchinerò davanti a te”. “Di te amo certe cose ma ne detesto delle altre”. “Su di te non ho capito molte cose”. Tre versi che potranno costare la vita a Hamza Kashgari, che è rinchiuso in carcere in Arabia Saudita dal 12 gennaio, accusato di blasfemia. Lo scrittore e editiorialista del quotidiano Al Bilad, era fuggito in Malesya dopo aver pubblicato i versi sul poeta fermato a dalle autorità malesiane mentre tentava di raggiungere la Nuova Zelanda per chiedere asilo politico, è stato rimpatriato e incarcerato a Riyad. La notizia ha provocato una protesta mondiale – in rete #FreeHamza – con l’appello di Amnesty International che invita a firmare l’appello online per salvare la vita al giovane blogger. I tre tweet hanno provocato la reazione di 30mila musulmani, soprattutto religiosi islamici, che lo hanno accusato in vari modi di blasfemia. Il blogger, rischia la pena capitale in base alla legge islamica sharia che è in vigore in Arabia Saudita. La pena di morte viene eseguita per decapitazione nel caso degli uomini e con la fucilazione per le donne.

Un giornalista iraniano e altre fonti attendibili hanno riferito a Global Voices che diversi attivisti e giornalisti iraniani hanno ricevuto una mail in cue venivano minacciati di ulna “punizione islamica”. L’oggetto della mail diceva “Attenti” scritto in persiano. Il testo della lettera diceva che la casella di posta era finita nella lista di sorvegliati. “La tua mail è nella lista. Se continui con la tua attività illegale verrai punito con l’articolo 498, 499, 510”. In Iran è in atto un piano per censurare l’accesso a Internet e impedire la navigazione in anonimato come spiega il Guardian. Il barometro della libertà di espressione e di informazione di Reporters senza frontiere, registra per il 2012 già 123 casi di netizens arrestati,  che sono stati arrestati in dodici paesi  “L’anno appena trascorso è stato l’anno del manifestante – scrive Jilian C. York per Eff – Dalla Tunisia a Oakland, gli attivisti sono scesi in strada e hanno usato i social network per esprimere se stessi e le loro proteste. Mentre molti sono riusciti a utilizzare gli strumenti online nel loro attivismo, altri erano già di fronte a delle gravi conseguenze. Fino ad ora, il 2012, non è stato più facile. In meno di sei settimane dell’anno sono stati documentati nove casi di blogger sotto tiro: in Oman e Corea del Sud, Bahrain e Cina, Thailandia, Iran, Vietnam e Etiopia. E proprio questa settimana due blogger iraniani sono stati arrestati, un cittadino saudita è stato costretto a fuggire dal proprio paese dopo aver ricevuto minacce di morte per quello che aveva postato su Twitter (ora rischia la pena capitale ndr) e un cittadino indonesiano e un marocchino sono stati arrestati per i post inviati su Facebook. Significa che 14 netcitizens sono stati minacciati per contenuti postati online. E questi sono solo quelli che conosciamo”.

Netizen map

La cybercommunity di Electronic frontier foundation (@Eff), con GlobalVoices, per le continue minacce alle libertà di espressione digitale, ha creato e messo in rete la mappa dei blogger minacciati. Blogger under fire. “La tendenza non accenna a diminuire. Per questo stiamo lavorando con Global Voices Online’s Threatened Voices project per fare luce sulle minacce affrontate dai netizen di tutto il mondo. Abbiamo creato la pagina con la mappa per monitorare i casi di blogger e utenti di Internet minacciati, arrestati, perseguitati o in altro modo danneggiati – conclude Jilian C. York – Continueremo a garantire che quelle voci e quelle storie si possano sentire”.

 ma.gal
@freelance_2811

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