Il movimento degli Hacker e i censori della rete

I movimenti delle reti anonime e gli sceriffi delle multinazionali in Internet. Le corporation potranno ingaggiare “poliziotti” privati che saranno legittimati a spiare e a denunciare gli internauti che violano il copyright. L’accordo globale sulla proprietà intellettuale e la contraffazione Acta, scritto dopo quasi quattro anni di trattative segrete tra multinazionali e governi, è stato scoperto attraverso i cablogrammi di Wikileaks con una rete formata dalle cybercommunity La quadrature du Net, Electronic frontier foundation (Eff) e European digital civil rights (Edri). La rivista «New Scientist» ha pubblicato un’inchiesta secondo cui l’Fbi avrebbe aperto un bando per cercare aziende disposte a monitorare le informazioni scambiate sui social media per prevenire crimini e azioni terroristiche. L’11 febbraio miglia di persone hanno protestato contro Acta in tutta Europa.

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Acta protests

Acta è stato firmato il 26 gennaio 2012 a Tokyo da quaranta paesi, compresi i ventidue stati membri dell’Unione europea, entrerà in vigore se verrà ratificato dagli stati. Non compaiono tra i firmatari Germania, Olanda, Estonia, Slovacchia e Cipro. Il portavoce per le trattative del Parlamento europeo, Kader Arif, eurodeputato francese, si è dimesso il giorno della firma dell’accordo a Tokyo. Arif ha spiegato la sua decisione in una intervista del Guardian: “Acta va troppo oltre, tagliando l’accesso ai farmaci salvavita generici fino a limitare le libertà di internet è troppo sbilanciato verso i possessori di brevetti”. La commissione europea ha cominciato a spiegare come funziona l’accordo commerciale, diffondendo un documento “10 miti su Acta“, informando che è stato redatto in termini “molto flessibili”. La cyber community La quadrature du Net, ha messo in rete il dossier  Acta consultabile online, che verrà aggiornato di continuo: un osservatorio sull’evolversi del trattato commerciale sul copyright. Una analisi della situazione attuale del trattato Acta la pubblica Articolo 21. Da alcuni mesi, inoltre, sono in corso discussioni su un accordo internazionale per la tutela del copyright più severo: La bozza dell’accordo della Trans-Pacific partnership (Tpp), un’intesa commerciale tra Australia, Cile, Nuova Zelanda, Stati Uniti e altri paesi del Pacifico.

Open Governement

“Il trattato Acta è stato negoziato per anni a porte chiuse, tranne per 42 dirigenti delle grandi industrie di film, musica, libri e farmaci. Un metodo inaccettabile per una società democratica” spiega Arturo di Corinto, giornalista e docente all’università di Roma, in una intervista per Radio Capo d’Istria: “Acta ha fatto carta straccia dell’Open governement”. Secondo il trattato al comma 3 dell’articolo 27 c’è la cooperazione fra i titolari dei diritti e gli Internet service provider – Google, Yahoo, Facebook per esempio – secondo un meccanismo “alternativo al tribunale”. “I compiti di polizia (sorveglianza e raccolta di prove) quelli giudiziali, le sanzioni, possono essere affidati a soggetti privati bypassando l’autorità giudiziaria e il diritto a un giusto processo – spiega Di Corinto nell’analisi pubblicata per Repubblica – A riprova di questo ruolo da sceriffi, nel comma successivo il trattato consente ai titolari di diritti di ottenere dati privati sugli utenti dai fornitori di servizi Internet senza la decisione di un giudice. Acta prevede che la stima dei danni venga fatta dai titolari dei diritti e non sulla base di analisi precedenti e indipendenti”. Arturo Di Corinto, che pubblicato “I Nemici della rete” (Rcs libri) è anche l’autore del film documentario Revolution Os 2, la versione italiana del film americano, sui movimenti open source e free software, sulla nascita di Debian e Linux, i principi di codice sorgente aperto e di net neutrality. “Nel suo ultimo libro, “Infringement Nation” (Una nazione di trasgressori) – scrive Di Corinto per L’Espresso – John Tehranian ha calcolato l’ammontare delle multe che una persona potrebbe dover pagare per violazione ripetuta del copyright nell’arco di un’intera giornata. Il risultato è di alcuni miliardi di dollari. Come il protagonista di Tehranian oguno di noi infatti viola copyright quando rispondendo a una email ne riproduce il messaggio originario; quando annoiato dalla riunione ridisegna le architetture del Guggenheim di Barcellona, quando a lezione distribuisce fotocopie di libri per un’esercitazione, quando fotografa un’opera d’arte e la pubblica sul web”.

Net neutrality

L’hacktivist Jacob Appelbaum @ioerror ha twittato un link di Tor project, che collega alla pagina del grafico che tiene monitorati i fascismi nel ventunesimo secolo, in cui si rileva un picco in negativo per quest’anno. Appelbaum – che tiene lezioni di anonimato digitale per i cyberattivisti in Cina, Sira, Iran – ha fondato tre anni fa Tor Project, un software che permette la navigazione anonima su Internet attraverso proxy, che rilanciano il segnale della rete come specchi. Un metodo – a strati come la cipolla del logo di Tor – che permette la navigazione anonima e di aggirare la censura degli stati. «Con 500 mila utenti al giorno Tor è diventato un’alternativa alla Rete sorvegliata da governi e dai colossi del web a caccia di dati personali da rivendere alle aziende», spiega Jacob Appelbaum nell’intervista rilasciata alla giornalista Serena Danna, per “Lettura” del Corriere della Sera. “Prima di concedere un’intervista alla «Lettura», Jacob Appelbaum @ioerror, l’hacker più famoso d’America – scrive Danna – chiede se può prendere informazioni. Apre il pc nero con etichetta TypePad e per tre minuti, sguardo fisso sullo schermo, fa vibrare la tastiera. La diffidenza dell’attivista digitale, ricercatore di computer science alla Washington University, non è eccessiva: da quando l’Fbi ha scoperto la sua attività di ambasciatore per Wikileaks il ventottenne americano è pedinato come fosse un pericoloso terrorista. Dall’accademia alle strade passando per i laboratori informatici dove si sviluppano free software, la tutela dell’oblio è ritornata un obiettivo concreto: «L’anonimato è indispensabile per garantire alle persone la possibilità di comunicare liberamente senza paura di ritorsioni», spiega Appelbaum”.

Anonymous

La risposta alla censura e alla limitazione della libertà di espressione è l’anonimato. Il nuovo piano di Google prevede di unificare tutti i dati degli utenti dei vari servizi (Google plus, YouTube, Gmail) è stato comunicato a tutti gli iscritti. Facebook vuole registrare tutte le attività degli utenti anche fuori dal social network e condividerle nella bacheca dell’utente senza filtri, una “condivisione senza attrito” frictionless sharing. Gabriella Coleman @BiellaColeman , docente di Scientific and Technological Literacy alla McGill University, esperta di hacking e attivismo digitale, sta lavorando a un libro sul movimento Anonymous. «È stato fondamentale — spiega nell’intervista di “Lettura” di @serena_danna — aprire il movimento ai non-esperti di informatica, dando così la sensazione che tutti possono contribuire a cambiare il mondo attraverso Internet». L’anonimato resta cruciale: «Il fatto che nessuno conosca l’identità e il numero reale dei componenti, fa sembrare Anonymous un fenomeno molto più imponente di quello che è in realtà: 200 organizzatori/programmatori “attivi”». Gli hacktivists di Anonymous, solo per citare un esempio, stanno combattendo una guerra in rete contro l’esercito elettronico siriano il Syrian electronic Army, un cyberesercito di hacker mercenari che attacca i siti che parlano degli attivisti in Siria, lanciando messaggi in favore del regime degli Assad.

Globaleaks

La segretezza e la protezioni delle fonti delle informazioni, quelle che rischiano di più, che sta alla base dell’Open data nella rete. E un gruppo di hacker ha deciso di creare una piattaforma pubblica per ricevere documenti da fonti anonime, per poi metterle in Internet, in modo da denunciare corruzioni, mafie e altri crimini. La responsabilità sarà da chi le renderà pubblica attraverso i media, che verificherà le fonti. Arturo Filastò @Hellais, programmatore e hacker, «da sempre uno smanettone e appassionato di informatica» è al secondo anno di Matematica all’Università La Sapienza di Roma . «Ha vissuto metà della sua vita in Nuova Zelanda e l’altra metà in Italia, sebbene la rete sia sempre stata la sua seconda casa, una terra neutrale e libera» si legge di Hellais, nel programma della conferenza per il Festival internazionale del giornalismo. Di recente ha contribuito al progetto Globaleaks, di cui è un Random GlobaLeaks Contributor. Un progetto italiano che si differenzia da Wikileaks di Julian Assange, per la formula del codice sorgente aperto. La piattaforma potrà essere implementata nella sicurezza per garantire l’anonimato attraverso la programmazione aperta a tutti alla base dell’open source. L’idea su cui si fonda Globaleaks è la denuncia pubblica di una attività criminale, con la garanzia che le fonti siano coperte da segretezza e non possano essere intercettate. E’ pensato per un paese come l’Italia, terra di mafie e corruzione, aperto a tutti i cittadini che riescono ad avere accesso alla rete.

Martino Gallliolo

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