Tutte le armi di Damasco #Homsattack

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#Homsattack  #Syrianembassy

E’ una strage quotidiana in Siria. Nel giorno del massacro di Homs, in cui sono morte 337 persone, a cui è seguita una protesta globale davanti alle ambasciate siriane nel mondo, nel palazzo di vetro a New York, è stata bloccata la risoluzione dell’Onu. Cina e Russia – la prima nazione a fornire armamenti a Damasco – hanno posto un veto al tentativo di bloccare la repressione del regime del governo di Bashar el Assad. Gli altri 13 membri del consiglio, tra cui Usa, Francia e Gran Bretagna, avevano votato a favore del piano proposto dalla Lega Araba per bloccare le violenze, escludendo un intervento armato, ma condannando il regime siriano. Per una seconda volta Mosca e Pechino hanno alzato un muro, richiedendo che fossero condannate anche le azioni dei ribelli in Siria. “Purtroppo gli autori della bozza non hanno voluto fare uno sforzo in più per arrivare a un accordo”, ha scritto su Twitter il viceministro degli Esteri russo, Ghennady Gatilov, “il risultato è noto”.

Il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, e il capo dell’ intelligence per l’estero (Svr), Mikhail Fradkov, saranno ricevuti dal presidente Bashar Al Assad. “Su richiesta della presidenza russa, andrò a Damasco a incontrare Assad”, ha annunciato Lavrov a margine della conferenza di Monaco sulla sicurezza. Lavrov aveva dichiarato “non vengono usate contro i dimostranti”, le armi vendute dalla Russia alla Siria: “Non stiamo violando nessun accordo internazionale – ha aggiunto – ne alcuna risoluzione Onu”.  Per le esportazioni di armamenti e munizioni, la Siria è uno dei clienti più importanti per la Russia di Vladimir Putin: un fatturato di 11,29 miliardi di dollari nel 2011, secondo il rapporto di Amnesty international “Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio di armi”.

Dal rapporto sul traffico di armi con la Siria: “Ottenere informazioni sull’afflusso di armi in Siria è difficile, poiché pochi governi riferiscono ufficialmente sui trasferimenti al governo di Damasco. Tuttavia, è noto che il principale fornitore è la Russia, che destina alla Siria circa il 10 per cento di tutte le sue esportazioni”. Perché il governo russo non pubblica una documentazione annuale sulle sue esportazioni di armi, “il suo contributo ai trasferimenti di armi nella regione non può essere quantificato, inoltre anche l’India ha autorizzato la fornitura di veicoli blindati alla Siria mentre la Francia, tra il 2005 e il 2009, le ha venduto munizioni”.

A seguito delle recenti forniture di armi alla Siria, l’Associazione per i Popoli Minacciati ha chiesto che alla delegazione russa nell’assemblea parlamentare del Consiglio Europeo venga tolto il diritto di voto. Il Consiglio Nazionale Siriano (Cns), basato a Nicosia, in Cirpo, che raggruppa le principali correnti dell’opposizione, è convinto che il veto di Russia e Cina alla condanna del regime di Bashar al-Assad da parte dell’Onu lo autorizza “a uccidere in tutta impunità”.

Attivisti di Syrian Observatory for Human Rights con base a Londra, dichiarano di aver parlato con diverse persone di Homs e hanno confermano il massacro, della strage compiuta venerdì 3 gennaio. I testimoni, citati dalla televesione al Arabiya, hanno affermato che il bombardamento a colpi di mortaio e artiglieria è iniziato venerdì sera, attorno alle 19, e ha preso di mira in particolare il quartiere di Khalidiya. Almeno 36 abitazioni, secondo le fonti, sono state distrutte e intere famiglie sono state uccise: «Ce ne stavamo seduti in casa, poi abbiamo iniziato a sentire i colpi. Abbiamo pensato ci stessero bombardando sulla testa».

Le violenze non si limitano a Homs, capitale della ribellione al regime di Damasco. Le forze di sicurezza siriane hanno sparato contro una processione funebre a Darya, alla periferia di Damasco, uccidendo almeno due persone e ferendone altre dieci. Lo ha denunciato l’attivista Ayman Idlibi, dei Comitati Locali di Coordinamento, che riunisce diversi gruppi di opposizione. L’esercito ha attaccato anche l’area di Zabadani, vicino al confine con il Libano.

ma.gal

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