Cronaca dalla rivoluzione #Egypt

Questo slideshow richiede JavaScript.

Continuano le proteste in Egitto dopo la strage allo stadio di Port Said, guidate al Cairo dagli ultrà dell’Ahly e dello Zamalek. Sette i morti accertati, i manifestanti sono stati colpiti agli occhi con pallini di plastica alcuni hanno perso l’uso di un occhio in ospedale, da dove venivano continuamente inoltrate richieste via tweet di inviare medici. Guerriglia a colpi di gas lacrimogeni e proiettili di gomma a Mohammed Mahmoud, la strada dietro piazza Tahrir che conduce al Ministero degli Interni, dove a novembre si fronteggiarono manifestanti e polizia per cinque giorni e cinque notti.  La cronaca della giornata di scontri al Cairo di Alessandro Accorsi @ali_burrasque.

Cronaca degli scontri al Cairo,

Venerdì Piazza Tahrir e le zone circostanti erano notevolmente più piene e variegate nella composizione sociopolitica. Nelle prime linee rimanevano però loro, i ragazzi, i tifosi, gli attivisti. Pochi i Fratelli Musulmani, presenti soprattutto in piazza e impegnati in accese discussioni su opportunità e svantaggi di una nuova escalation della violenza.

Parecchi gli uomini che formavano catene umane all’imbocco di Mahmoud per impedire ai ragazzi di gettarsi nella mischia. Per impedire di versare altro sangue, dato che laggiù si sparava. Non solo lacrimogeni e proiettili di gomma, ma anche cartucce caricate a pallini da caccia.

Il vero confronto si giocava su Mansour Street dove i manifestanti avevano costruito delle barricate, incendiate per deviare i fumi dei lacrimogeni. I giovani avanzavano lentamente, guadagnando un po’ di terreno fino a quando le forze di sicurezza non rispondevano con raffiche di lacrimogeni che lasciavano isolata la testa del corteo e costringevano gli altri a retrocedere.

Piazza Hurriya si trasformava in un grande ospedale da campo, con punti per il pronto soccorso improvvisati dove aiutare i numerosi feriti per intossicazione e fratture. Molti quelli travolti nel caos della ritirata.

Mentre giungevano i rinforzi, alcuni giovani tentavano di sfondare dalla vicina Fahly Street, dove l’aria era ancora respirabile.

Gli scontri sono andati avanti così fino a sera, con lente avanzate e veloci ritirate non appena la polizia incrementava l’uso dei lacrimogeni o, sopraffatta nel numero, sparava pallini da caccia.

Tahrir, ancora strapiena, fungeva da bacino di raccolta, dove lanciare discussioni politiche, cercare ristoro o organizzare nuovi cortei. Nelle strade vicine al Ministero degli Interni, i ragazzi continuavano a gettarsi nel buio della mischia, noncuranti dei lacrimogeni, del conto dei feriti che aumentava e dei bossoli di proiettile mostrati da qualcuno.

Alcune persone più adulte s’infervoravano cercando di fermarli, tentando di spiegare loro che raggiungere il palazzo del Ministero era un gesto assurdo. Inutile, se non per far aumentare il numero delle vittime e la reazione delle forze dell’ordine.

Vani, però, anche i tentativi di arginare i cortei verso le prime linee. Alla fine, molti di questi adulti erano trascinati nel buio della strada per una solidarietà generale che prevale sulla logica politica. Per quel sentimento che un manifestante ha chiamato “Tahrir Brotherhood”.

È questo il dato politico di cui tenere conto nei prossimi giorni. Come fermare gli ultras e i giovani intenzionati a continuare e come convincere gli altri a proseguire l’impegno nella lotta?

Mentre Tahrir si pone questa domanda, gli scontri si allargano agli altri motori di questa rivoluzione incompiuta. Ad Alessandria sono incominciati i disordini, mentre a Suez testimoni riferiscono di un intervento dell’Esercito che avrebbe sostituito la polizia.

 

giovedì 3 febbraio

Ad inizio pomeriggio in piazza Tahrir c’erano 2-3 embrioni di cortei sparsi per la piazza che cercavano di organizzarsi senza molto successo. Il più numeroso si è mosso verso Mansour St. in direzione del Ministero dell’Interno, dove i manifestanti sono stati fermati dal filo spinato e dalla polizia in tenuta anti-sommossa.

La situazione era abbastanza tranquilla, con la testa del corteo occupata da ultras dell’Ahly e dello Zamalek che cantavano e saltellavano. C’erano solo pochi sparuti tentativi di sfondare il blocco o muovere il filo spinato. Al primo accenno di reazione da parte della polizia molta gente se ne è andata e il corteo si è spaccato.

Da quel momento i manifestanti si sono divisi su Mansour St., Mohammad Mahmoud e successivamente in un’altra strada. Tutte conducono al Ministero presidiato dai poliziotti. La situazione rimaneva tranquilla, ma tesa.

Ad un certo punto è arrivato in Mansour St. un gruppo di ultras da dietro, gridando slogan contro lo SCAF e Tantawi. Si sono disposti a colonna e hanno iniziato a correre creandosi un varco verso il filo spinato. Avevano già provato in Mohammad Mahmoud poco prima, cercando anche di rompere le recinzioni.

La cosa strana era l’atteggiamento dei gruppi ultras. Quelli arrivati per ultimi e da dietro sembravano più intenzionati a creare disordini, mentre quelli già presenti nella testa del corteo e gli altri manifestanti li invitavano alla calma fischiandoli anche sonoramente.

Dopo poco è iniziato il delirio, non appena le fila si sono ingrossate e qualcuno in Mohammad Mahmoud ha tentato di rompere il muro di protezione. Da li lanci di lacrimogeni e alcuni testimoni hanno detto di aver sentito degli spari. Probabilmente proiettili di gomma, ma non ho potuto verificare se non via twitter perchè ero già lontano.

Verso le 8 nelle due strade era un continuo via vai di staffette per portare via i feriti (personalmente non ho visto nessuno particolarmente grave grazie al cielo, ma secondo i dati ufficiali in serata erano più di 600) e in Mansour St. si notavano i resti delle barricate, cui i manifestanti avevano dato fuoco per fermare l’avanzata delle forze di sicurezza.

A Tahrir la situazione era tranquilla… una valvola di sfogo per chi era nel mezzo degli scontri, un punto di ritrovo per i curiosi e un ottimo palcoscenico per i politici che si facevano intervistare in fila con lo sfondo di mohammad mahmoud piena.

Oggi c’era parecchia gente, ma non tantissima. Soprattutto giovani, pochi quelli chiaramente identificabili con la Fratellanza o Al-Nour. La sensazione è che partecipassero gli ultras e “i soliti attivisti”, ma che non ci fossero gruppi sostanziosi portati in strada dalle forze politiche che hanno vinto le elezioni.

Gli scontri continuano nelle zone vicine al Ministero, ma il vero test sarà domani… Si vedrà se altra gente sarà attratta in piazza e se tutti gli ultras romperanno gli indugi definitivamente. L’obiettivo della manifestazione di domani dovrebbe essere il parlamento, non il Ministero dell’Interno. Si atterranno al piano o devieranno?

Gli Ultras sono il braccio “armato” della rivoluzione. Le teste di cuoio di Tahrir. In pochi si metteranno sulla loro strada per cercare di fermarli.

Alessandro Accorsi

@ali_burrasque

#EGYPT · expost24 · Storify.

Annunci

Un pensiero su “Cronaca dalla rivoluzione #Egypt”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...