La crisi dimenticata #Portogallo

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La crisi dimenticata. Il Portogallo rischia un altro default. Aumenta la richiesta di prestiti, soprattutto a breve termine, le banche chiedono di pagare l’assicurazione in contanti. Giovedì c’è stato lo sciopero generale dei trasporti urbani, paralizzati per la quarta volta da novembre. Sulle case vuote continuano a comparire scritte “Aqui podaria viver gente”, qui dentro potrebbe viverci della gente. Da Lisbona arrivano anche nuove ricette anticrisi. L’operazione escudos – simile all’operazione pesetas in Spagna – inventata da un negoziante di Lisbona, che accetta anche la vecchia valuta portoghese, pur di vendere gli articoli stipati nel suo negozio. Il Club du Lua, la discoteca della Luna, in riva al Tejo, di fronte alla stazione di Santa Apolonia: di notte club di musica elettronica, di giorno salone di hairy stylist. La condivisione degli spazi, permette di dividere i costi dell’affitto e gli arredi sono multifunzionali. Si balla tra poltrone di acconciatori o ci si taglia i capelli accanto a subwoofer e console dj-set. Lisboa resiste a forza di idee. Al club Minimercado, a Santos, una scritta fatta con le azulejos recita: produrre di più per esportare di meno. Le monde ha pubblicato una analisi sulla situazione economica portoghese, rilanciata anche con un link nella home di Internazionale La crisi dimenticata.

Per non finire come la Grecia il portogallo ha bisogno di un intervento immediato – Le Monde

I negoziati intorno alla ristrutturazione del debito greco hanno in gran parte messo in ombra le difficoltà di un altro paese dell’Europa del sud, il Portogallo. Le misure di austerità continuano a proseguire. I trasporti pubblici urbani, giovedì 2 febbraio, sono stati paralizzati per la terza volta da novembre. Sindacati e lavoratori si sono uniti in una protesta contro i tagli dei posti di lavoro e dei salari del pubblico, imposti dal governo portoghese, per il programma di ristrutturazione aziendale del trasporto nazionale – un settore in cui il debito accumulato ammontava a fine 2010 a quasi 17 miliardi di euro, quasi il 10 per cento del Pil nazionale.

Inoltre il piano di austerità prevede una riforma ambiziosa del mercato del lavoro, tra gli altri, che rimuove quattro giorni di ferie all’anno e tre giorni di permesso. A questo si deve aggiungere un aumento delle tasse e la diminuzione del salario minimo. Come in Grecia, queste misure radicali condizionate ad ottenere l’aiuto eccezionale, di cui beneficia il Portogallo, nel piano di salvataggio europeo. L’obiettivo: evitare a tutti i costi che il paese cada nella stessa situazione greca (…)

Il rischio di un altro default portoghese sta diventando sempre più minaccioso. Questo scenario, che stanno prendendo seriamente in considerazione gli investitori, è dovuto al tasso dei prestiti a breve termine che è diventato superiore a quello di lungo termine, che a loro volta hanno subito una brusca impennata. Lunedì il rendimento del titolo portoghese a dieci anni era pari al 17,20 per cento – oltre dieci punti percentuali al di sopra del livello generalmente definito come insostenibile – mentre a quella di due anni il debito è pari al 20,87 per cento. Ricordando che a causa della loro fragilità i buoni del tesoro portoghese sono stati “banditi” dai mercati, almeno fino al 2013.

Più allarmante ancora, il costo di di assicurazione contro l’insolvenza (Cda) portoghese salito dal momento che il rating del paese è stato abbassato, e relegato, a metà gennaio, nella categoria dei fondi noti come “speculative” (punk, spazzatura). La mancanza di fiducia degli investitori è tale che le banche richiedono pagamenti in contanti. A questo prezzo, il debito portoghese, sta appena sotto quello greco, che è il più costoso da garantire. ”Il fatto che aumenti il prezzo dei Cds è molto preoccupante: nell’economia reale, se si paga l’assicurazione auto più costosa, ciò non significa che ci siano meno possibilità di avere un incidente, mentre nei mercati c’è un rapporto di parità tra il premio assicurativo e il raso di interesse a cui il paese si indebita. Nel caso del Portogallo, questo significa che il rischio di insolvenza è più alto”, avverte Anne-Laure Delatte, economista alla Ruen Business School.

I rischi del debito portoghese sono difficilmente paragonabili a quelli che minacciano la Grecia, perché il debito è molto più basso in Portgallo. Il suo debito pubblico è il miglior esempio in quanto rappresenta il 101,7 per cento del Pil, quando Atene ha cercato di portare il proprio al 120 per cento entro il 2020, e dopo la ristrutturazione del suo debito. Meglio ancora, il disavanzo pubblico in Portogallo dovrebbe raggiungere il 4,5 per cento del Pil a fine 2011, un tasso inferiore a quello che Lisbona aveva fissato come obiettivo.

Ed è proprio per questo che bisogna agire ora. “Dobbiamo spezzare la spirale negativa in cui è bloccato il Portgallo, perché più aumenta l’interesse di pagamento, aumenta il debito, quindi dobbiamo agire il più rapidamente possibile per evitare di ripetere l’errore commesso in Grecia, dove è stato permesso che la situazione peggiorasse prima di reagire”, spiega Delatte. Che prosegue, “Se la Banca centrale europea e il Fondo di stabilità europea si sostituissero agli investitori per intervenire direttamente in Portogallo, a tassi di interesse meno elevati. La Bce, inoltre, questa settimana, è stata costretta intervenire per comprare il debito portoghese il cui rendimento del titolo a dieci anni era sceso del 17 per cento.

“Se questo non basta, allora sarà presa in considerazione la ristrutturazione del debito portoghese. Che non significa sia necessariamente un male, potrebbe però, inizialmente, allungare la durata del debito” ha affermato Anne-Laure Delatte.

La situazione è preoccupante, dunque, ma una risposta rapida della zona euro potrebbe fortemente limitare i danni ed evitare il ripersi di un puzzle greco, che non smette mai di mobilitare gli attori del settore pubblico e privato e che rimane, per ora, ancora irrisolto.

ma.gal

@freelance_2811

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