L’onda nera spegne Klub radio

Non è una parentesi chiusa. Non è la giornata della memoria del passato ma del presente, quella in Ungheria. Lo spettro di una nuova ondata antisemita e razzista si sta materializzando. Non si tratta di una singola minoranza. C’è qualcosa di più grave.

La recente dichiarazione della deputata europea, avvocata, del partito per L’ungheria migliore Jobbik,  Krisztina Morvai: “Vorrei che quelli che si definiscono ebrei ungheresi andassero a giocare con i loro piccoli peni circoncisi fuori dai confini dell’Ungheria e non venissero a invece a insultare me”. Propaganda antisemita, da parte del partito che inneggia per la deportazione dei rom e ha bruciato la bandiera d’Europa.

 

Julia Vasarhelyi, giornalista freelance, spiega ai microfoni di Radio 3 mondo: “In momenti difficili con una crisi economica politica  e sociale, questi sentimenti antisemiti si rafforzano per forza, si cerca sempre quando ci sono dei guai i capri espiatori e un nemico interno: ebrei e rom nel caso dell’Ungheria. Con queste difficoltà finanziarie e politiche in Ungheria il sentimento razzista sta crescendo. Ed era già presente: il 10 per cento delle persone si dichiara antisemita e non nasconde di odiare gli ebrei. Il premier Victor Orban era liberale,  ma è diventato negli anni autoritario e molto nazionalista, nutre il sentimento contro tutti quelli che non sono magiari veri ungheresi. E gli ebrei non lo sono – dicono loro – perché stanno nel mondo della finanza e dell’economia, rappresnetano capitali stranieri. Sostengono, come accadeva durante gli anni trenta, che ci sia un asse Budapest, Tel Aviv, New York, Bruxelles, che agisce contro interessi ungheresi e vogliono occupare e sfruttare la banche e il popolo ungherese e che i banchieri sono per la maggior parte ebrei. E’ fasullo. Ma Orban vuole avere il sostegno degli elettori dell’estrema destra (Jobbik, all’opposizione, detiene il 18% ndr) e tollera questi discorsi, anche gli articoli e durante trasmissioni televisive vengono fatti discorsi antisemiti. Lui dice di non essere antisemita, ma tollera questo e non vi marca le distanze, legittima invece questa forza. A Budapest, passeggiando per le strade e durante le manifestazioni di piazza, si vedono maglie inneggianti al nazismo, persone in divisa nazista con elmetti e giubbotti a tema: “E il governo tollera tutto questo. E’ molto pericoloso e giocare col fuoco, con l’aggravarsi della situazione economica”.

 

L’attacco xenofobo con odio nei confronti delle minoranze e il controllo, attraverso la censura dei mezzi di informazione. Andrea Bonnino, racconta la storia dall’Ungheria, di una stretto giro di vita alla libertà di informazione. Klub radio, nasce nel 2000, negli ultimi 12 anni diventata la voce ufficiale dell’opposizione. Cinquecentomila ascoltatori, su dieci milioni di cittadini. La prima a cadere nel tranello della legge sui media, del governo Orban. E’ cambiato il modo per assegnare le frequenze, per non far fare il loro lavoro ai giornalisti di Klub Radio. L’autorità nazionale comunicazioni ha aumentato il prezzo delle frequenze, da 90mila euro a 200mila euro. In questo modo Klub radio ha perso subito le sue prime dieci frequenze in giro per l’Ungheria. Infine sono state cambiate le regole per l’asta della frequenza di Budapest 95.3, usata appunto da Klub radio. Chi usa quelle frequenze è obbligato a fare intrattenimento: 60 per cento musica e 25 per cento informazione locale. Klub radio non potrebbe mai entrare in questi paletti, inoltre è stato chiesto un numero maggiore di ascoltatori della radio. Il 29 febbraio scade il termine per la gara della frequenza che verrà assegnata a Auto Radio, una società fondata qualche mese fa appositamente per rientrare nei paletti del nuovo regolamento. E infatti dichiara di volere fare informazione locale e musica al 65 per cento. A Klub Radio lavorano 100 giornalisti, più della metà ex giornalisti che erano stati licenziati della radio pubblica ungherese. E adesso saranno di nuovo censurati.

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