New York City a Venezia

E’ stata pubblicata l’inchiesta di Ferruccio Sansa, sul Fatto Quotidiano, in cui racconta la storia Veneto City. “A Dolo (Venezia) un mega centro come 105 campi da calcio –  E il sindaco leghista: “Olio di ricino per chi protesta” titola il Fatto del 29 dicembre.

Veneto City è una città ancora su carta. Una nuova città interamente da costruire. In un’area verde lungo la ferrovia tra Padova e Venezia. I proprietari dei terreni sono Stefanel (attraverso la Finpiave), Benetton e l’ingegnere Luigi Endrizzi, che con la sua società dirige la cordata di imprenditori che hanno investito nel progetto.Mancavano tre firme per potere dare inizio ai cantieri. Due sono state fatte, quelle del sindaco di Dolo e del sindaco di Pianiga, i comuni veneziani in cui verrà costruito Veneto City.Manca la firma del leghista Luca Zaia, governatore del Veneto.

Veneto City

La Città del Veneto è ispirata, in scala contadina, a Manhattan. Torri alte sessanta e passa metri, 30mila visitatori al giorno e 70mila veicoli. Un complesso urbanistico che può contenere assieme due volte la popolazione dei comuni in cui verrà costruito. Il progetto di Veneto City è tanto discusso quanto è semplice il concetto che sta alla base dell’idea degli imprenditori. Costruire il baricentro del Veneto nel punto di incontro tra Passante e Tangenziale di Mestre e la futura autostrada chiamata Romea Commerciale (Orte-Ravenna). In quel fazzoletto di terra che sta in mezzo a due piccole frazioni, Arino di Dolo e Cazzago di Pianiga.

L’investimento è un grande affare immobiliare, anche per l’impresa costruttrice Mantovani, che ha alle spalle molte grandi opere in Veneto, come il ponte di Calatrava a Venezia. Molti studi di architettura e urbanista, che lavorano con lo studio Endrizzi, stanno lavorando in autonomia da mesi a progetti collegati a Veneto City. Perché il macro-contenitore ha bisogno di contenuti. Perché accanto alle torri di uffici, negozi e appartamenti sono in progetto altri contenitori per grandi folle. Come un’arena per concerti, multisale, centri ricerca e affini.

Il quotidiano Il Fatto, come i giornali locali, riporta la cronaca del consiglio comunale di Dolo dei giorni scorsi, durante il quale, Maddalena Gottardo (Lega Nord), ha detto: “Per quelli di sotto ci vorrebbe l’olio di ricino”. “Alla fine è sbottata Maddalena Gottardo, il sindaco leghista di Dolo – scrive Sansa sul Fatto – Ma la battuta viene dal profondo e rivela l’animo della Lega di oggi: che cerca di reinventarsi come partito di lotta vicino al popolo e al territorio, ma resta salda sulla poltrona e approva a marce forzate contrastatissimi progetti”.

Movimento

Attorno alle mura, ancora di costruire, di Veneto City, si è formato un movimento popolare di protesta che ha iniziato da tempo a manifestare. La vera e autentica protesta veneta, è stata quella di leggere nel prato dove spunteranno gli edifici di Veneto City. La voce che raccontava del “Colosso di Cemento” era quella di Marco Paolini e una folla di spettatori lo ascoltava seduta sul prato. La vera forza innovativa, che non si era mai vista prima così forte, nella Riviera del Brenta, terra di confine tra Venezia e Padova, era nel pubblico che ascoltava e che compone i comitati ambientalisti. Ragazze e ragazzi di vent’anni. Quei giovani che i giornali chiamano “i giovani” e che adesso girano con l’adesivo “No Veneto City” attaccato alle fiancate dell’auto. Giovani che partecipano alle manifestazioni, con i veterani dei comitati, che scendono in strada o che percorrono una strada con l’auto a passo d’uomo, per dimostrare il volume di traffico che provocherà Veneto City.

Movimenti come i NoBase a Vicenza e i NoTav, sempre con declinazione tutta veneta però per il colosso che spaventa la campagna. I Cat (Comitato ambiente e territorio) ne hanno fatta di strada negli anni di protesta, fino a raggiungere migliaia di cittadini. Complice anche la partecipazione dei primi ragazzi fin dall’inizio e della capacità di promuovere la partecipazione in Internet. Sono riusciti a creare un meccanismo che ha portato i ventenni in edicola a comprare il quotidiano, per scoprire cosa racconta il giornalista della loro terra e del loro futuro.

Alcuni di questi giovani si trovano di fronte a un problema di identità. Che però poterebbe essere semplice da risolvere.

Retroscena

I sostenitori dei comitati contro Veneto City sono anche sostenitori della Lega Nord, altri fanno parte del centro destra, come altri del centro sinistra o sta ancora più a sinistra. I giovani che hanno votato per la Lega Nord per il sindaco di Dolo e che, allo stesso tempo sono scesi in strada contro Veneto City forse notano la contraddizione. E la confusione. Lo stesso vale per i sostenitori dei comitati più avvezzi alla politica, che sanno però anche mantenere separati gli interessi economici dalle questioni di principio. Sapendole anche cavalcare.

“Per cambiare definitivamente il paesaggio di Dolo bastavano tre firme: quelle dei Comuni di Dolo (Lega) e Pianiga (Pdl) e quella del Governatore Luca Zaia (Lega) – scrive Sansa nell’inchiesta – I comitati non hanno una tessera politica. In tanti contavano sul fatto che Zaia e i leghisti in campagna elettorale avevano professato attaccamento al Veneto, alle sue tradizioni, alla terra. Ma quando si è arrivati ai fatti, ecco l’amara sorpresa”.

I comuni, piccoli tra l’altro, come in questo caso, rinuncerebbero difficilmente alle entrate derivate dalle tasse – come l’Ici ad esempio –  e agli oneri di urbanizzazione dovute al Pubblico dall’impresa costruttice. Si parla di raddoppiare le entrate dei bilanci comunali di Dolo e Pianiga. E questo Luigi Endrizzi e soci lo avevano messo in conto dall’inizio, è vecchia scuola dai primi anni Cinquanta. Le passate amministrazioni di centro sinistra, per lo stesso motivo, avevano sempre definito interessante il progetto di Veneto City.

La realtà è che i terreni sono di proprietà degli imprenditori. Terreni che negli anni sono diventati da agricoli a edificabili e adesso, con la costruzione del Passante e la Nuova Romea Commerciale, per la cordata, è ora di iniziare a posare i primi mattoni della Città del Veneto.Perché c’è anche la concorrenza. Il polo di Tessera, sempre sostenuto da Massimo Cacciari, quando era sindaco di Venezia, per esempio, che dovrebbe spuntare proprio accanto all’uscita del Passante di Quarto D’Altino per chi proviene da Venezia. Con l’aeroporto a due passi.

Cat 2.0

Il punto fondamentale è che gli imprenditori che stanno alla regia di Veneto City avrebbero potuto costruire palazzine già da tempo ma hanno preferito aspettare che le infrastrutture fossero pronte. I terreni sono di loro proprietà, continua a ricordarlo Endrizzi, quindi creare Veneto City “è un’impresa pionieristica” per attirare capitali in Veneto. Produrre posti di lavoro indotto e innovazione. E’ vero. Ma c’è un dettaglio importante. Non è New York City. Non è Manhattan dove non c’era più spazio per costruire e si sono inventati i grattacieli. E’ un campo di terra di provincia.

Questa formula del Campo, delle radici Venete, della Riviera del Brenta, terra di Palladio e delle ville lungo il Naviglio, è stata il motore che ha portato schiere di consensi ai comitati. Ma anche schiere di consensi ai politici, come alla Lega Nord che in campagna elettorale aveva preso le distanze da Veneto City e adesso ha siglato l’accordo con i costruttori.

Lo sanno bene anche Adone Doni, Mattia Donadel, assieme a Vittorio Pampagnin le menti, che hanno fondato il comitato Cat – Ambiente e Territorio. Perché sono riusciti ad abbattere una amministrazione comunale.  Complice anche una alluvione, che ha dimostrato le loro tesi e allagato decine di famiglie. A Fiesso D’Artico adesso governa una giunta di centro destra, non accadeva dal dopo guerra, il Comune ha resistito più di Bologna ed è capitolato alle ultime elezioni.

L’associazione giovanile, che si è formata dopo l’esperienza nei Cat e di un blog “WakeUpFiesso” – poi chiuso per una denuncia alla polizia postale dei politici derisi –  ha sostenuto il candidato sindaco del centro destra Andrea Martellato (Pdl) che ha poi vinto le elezioni. Ecco che i giovani hanno prodotto consensi al potere e lo delegano ai politici. Come il sindaco del comune di Dolo che ha fatto intervenire le forze dell’ordine per bloccare l’accesso al pubblico durante la seduta del consiglio. C’erano solo quaranta posti a disposizione, su disposizione di una ordinanza e una folla fuori a manifestare. Almeno una parte degli aderenti ai comitati e di interessati, che fisicamente ci stava dentro il municipio, aveva diritto di ascoltare del loro destino di cittadini.

In provincia forse è più lento il procedimento di presa di coscienza di essere un piccolo laboratorio di Movimento. Sempre in chiave veneta, è chiaro. Esserne consapevoli aiuta a non scendere in strada a manifestare per una idea legittima, senza regalare consensi. Combattere contro una cosa che ancora non c’è. Combattere con la partecipazione per garantire un futuro a una terra e il proprio futuro, cominciando dall’ambiente, deve affrontare una nuova sfida in questa seconda fase. Rendersi conto che gridare “No al cemento” porterà solo ad un possibile presidio dei cantieri, come in Val di Susa, come a Vicenza. E con le condizioni economiche, fotografate ad oggi, è possibile che un manifestante contro Veneto City un domani sia costretto ad accettare un lavoro proprio nel colosso che ha tanto contestato.

Altre strade

L’alternativa è chiedere con creatività. Accade in giro per l’Europa. Come in Spagna dove gli studenti delle università usano computer regalati dalle aziende, come percentuale per immettere il prodotto estero nel mercato nazionale. La Riviera del Brenta non è Berlino, terra di Start-Up mondiale e di imprese giovani legate a Internet. Non ci sono le infrastrutture per assorbire una nuova città, già la strada regionale 11 – che collega Padova e Venezia – si intasa all’ora di punta. Manca la banda larga in molte case, figurarsi la fibra ottica.

Veneto City rischia di diventare il luogo di lavoro di molti giovani, come impiegati, stagisti, precari. Gli stessi giovani che potrebbero continuare a protestare lanciando idee. Perché come oneri di urbanizzazione, al posto dei marciapiede si potrebbe imporre ai costruttori di istallare wi-fi gratuito che copre i comuni interessati: gratis. Si potrebbero chiedere degli spazi vincolati per sedi di Co-Working, uffici condivisi dentro il mega contenitore di Veneto City. Spazi pubblici, che siano davvero pubblici. I contestatori potrebbero cominciare a lanciare idee alternative e innovative per cambiare la loro terra, slegandosi dal campo, senza dimenticarselo.

Dentro al piccolo movimento ambientalista, ci sono giovani creativi, impegnati nel sociale, professionisti giovani e esperti che potrebbero anche studiare da soli un piano di viabilità, un piano urbanistico e lanciare proposte. Senza dimenticarsi di andare in strada a manifestare quando è ora.

Per non regalare consensi a chi chiude le porte di una seduta pubblica.

 ma.gal

magal@expost24.com

*Il governatore del Veneto Luca Zaia ha firmato il via libera a Veneto City venerdì 30 dicembre, l’inizio dei cantieri è previsto entro  la fine del 2012.

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