Sfruttamento nascosto, i casi Amazon e Apple

Nel post Teleperformati a Amazon, raccontiamo la cronaca di un colloquio di lavoro ad Amazon.it. Il callcenter italiano del sito e-commerce è stato delocalizzato per abbassare i costi aziendali, a Lisbona, in Portogallo. Gli italiani assunti lavorano su turni, dalle sette del mattino a mezzanotte. Tre ritardi consentiti al mese, quindici minuti per la pausa pranzo e per la cena. Quattro euro l’ora di media. Un po’ quello che accade nella sede del colosso americano nella Lehigh Valley.

In un recente approfondimento il collettivo di scrittori Wu Ming, analizza lo sfruttamento del lavoro nei colossi come Amazon e Apple, a partire dall’inchiesta del quotidiano The Morning Call. Di seguito un estratto dell’articolo:

Feticismo della merce digitale e sfruttamento nascosto: i casi Amazon e Apple.

La settimana scorsa The Morning Call, un quotidiano della Pennsylvania, ha pubblicato una lunga e dettagliata inchiesta – intitolata Inside Amazon’s Warehouse – sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley…Il quadro è cupo:  Estrema precarietà del lavoro, clima di perenne ricatto e assenza di diritti,  ritmi inumani, con velocità raddoppiate da un giorno all’altro (da 250 a 500 “colli” al giorno, senza preavviso), con una temperatura interna che supera i 40° e in almeno un’occasione ha toccato i 45°. Provvedimenti disciplinari ai danni di chi rallenta il ritmo o, semplicemente, sviene (in un rapporto del 2 giugno scorso si parla di 15 lavoratori svenuti per il caldo). Licenziamenti “esemplari” su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi. E ce n’è ancora. Leggetela tutta, l’inchiesta. Ne vale la pena. La frase-chiave la dice un ex-magazziniere: “They’re killing people mentally and phisically“.  A giudicare dai commenti in rete, molti cadono dalle nuvole, scoprendo soltanto ora che Amazon è una mega-corporation e Jeff Bezos un padrone che – com’è consueto tra i padroni – vuole realizzare profitti a scapito di ogni altra considerazione su dignità, equità e sicurezza.

[…] Si può parlare per ore, giorni, mesi della Rete sfiorando solo occasionalmente il problema di chi ne sia proprietario, di chi detenga il controllo reale dei nodi, delle infrastrutture, dell’hardware. Ancor meno si pensa a quale piramide di lavoro – anche para-schiavistico – sia incorporata nei dispositivi che usiamo (computer, smartphone, Kindle) e di conseguenza nella rete stessa.

leggi tutto l’articolo di WuMing

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